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Sull'apertura dell'anno giudiziario 2004
Redazione 15 gennaio 2005 19:44
Comunicato del Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici

COORDINAMENTO NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

ANNO GIUDIZIARIO 2004

Ancora una volta, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, vengono resi noti, almeno in parte, i dati sconfortanti relativi alla situazione della giustizia in questo paese.

Il servizio non reso alla collettività assume caratteristiche sempre più preoccupanti, come peraltro sta avvenendo anche in altri settori essenziali per lo sviluppo democratico della società, dalla scuola alla sanità all'informazione, e ciò anche a prescindere dalla inaccettabile legislazione ad personam o ad personas che ha segnato la prassi politica di questo governo, con grave violazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e della Costituzione (art 3) che lo sancisce.

Al di là delle sterili contrapposizioni, ciò che appare importante sottolineare è l'urgenza di un progetto efficace di riforma, che affronti i seguenti problemi, senza pretesa di esaustività:
- richiesta di maggiori mezzi e stanziamenti per la giustizia;
- progressivo ridimensionamento del ruolo della giurisdizione in settori delicati per la vita dei cittadini, come nel campo del lavoro, sintomatico di una crescente erosione della tutela dei diritti, soprattutto dei cittadini più deboli, ed affermazione di una pericolosa cultura della privatizzazione della giustizia, idonea a garantire solo i più abbienti;
- tentativo di riforma dell'ordinamento giudiziario non secondo criteri di efficienza e professionalità, nel rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, ma al fine di vanificare quel controllo di legalità sui pubblici e privati poteri a cui è preposta la magistratura, subordinandola al potere esecutivo;
- aumento progressivo della risposta penale verso i soggetti più deboli (migranti, tossicodipendenti, ecc. ) , con delega ormai permanente all'utilizzo del processo come strumento di controllo sociale e consolidamento di un doppio binario di accertamento, legato al censo e alla collocazione sociale dell'imputato ;
- lunghezza insopportabile dei procedimenti, ad eccezione di quelli che riguardano la marginalità;
- necessità di riforma del codice penale, e corretta individuazione dei beni costituzionalmente rilevanti che meritano di essere così tutelati, ecc..

In questo contesto, l'inaugurazione dell'anno giudiziario deve rappresentare la presa d'atto di un'inaccettabile regressione della giustizia sul piano della tutela dei diritti, del rispetto delle persone e dell'applicazione dei principi costituzionali, il che comporta la necessaria presenza, e possibilità di intervento, di tutte le componenti della magistratura e dell'avvocatura, senza preconcette esclusioni ed inutili fughe dal confronto, se davvero l'interesse comune è quello di garantire che la giustizia sia amministrata nell'interesse della collettività.

Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici

Comunicato dei Giuristi Democratici di Napoli
I primi due anni di governo Berlusconi, dal punto di vista della giustizia, hanno prodotto leggi che servono a pochi, anzi a pochissimi: la legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio, la cd. legge Cirami e il lodo Schifani, la legge sulle rogatorie internazionali, e poi la disastrosa controriforma del mercato del lavoro, il condono edilizio con tutte le sue conseguenze sull'ambiente e molte , moltissime polemiche... Per carità di patria non citiamo la legge Gasparri, la finanziaria sulle cartolarizzazioni, la legge sulla Patrimonio S.p.a., la controriforma scolastica e quant'altro in cantiere , come ad es. la paventata riforma del processo del lavoro.

Oggi ci si avvia ad approvare la legge sull'ordinamento giudiziario che proseguendo la linea delle controriforme iniziate da questo governo, conclude un ciclo e rischia di infliggere un colpo decisivo all'ordinamento democratico. Per una volta vale la pena di lasciare da parte le storiche contrapposizioni tra avvocati e magistrati per leggere in tutta obiettività ciò che sta accadendo perché una magistratura meno libera produrrà un'avvocatura meno libera ed una giustizia sempre meno "giusta". La gerarchizzazione delle procure non porterà a valutazioni unitarie, come auspicano molti avvocati, circa le politiche giudiziarie e criminali perseguite, ma rischia unicamente di far diventare i pubblici ministeri delle pure emanazioni dei vertici, privi di qualsivoglia autonomia ed, in definitiva, di farli diventare dei semplici "yes-men".

Può non interessarci che la vita del magistrato sarà scandita da continue valutazioni, concorsi, mobilità forzata, soggezione ai dirigenti degli uffici, ma sicuramente ci interessa avere sempre giudici autonomi da qualsiasi potere ed in grado di decidere con la loro testa.
Può non interessarci che perfino i diritti civili dei magistrati verranno compressi, non essendo più loro possibile esprimere opinioni politiche o addirittura non potranno più appartenere a correnti all'interno della medesima magistratura, ma è nostro interesse che il giudice sia sottoposto unicamente all'art. 101 della Costituzione e che possa dare ancora dei giudizi, sì conformi alla legge ma anche interpretati caso per caso, affinchè non vi sia una giustizia standard che renda burocrati i magistrati e inutili gli avvocati.

Deve essere chiaro a tutti che questa controriforma che attenta all'indipendenza della giurisdizione e che nega i principi costituzionali, se verrà approvata produrrà enormi guasti al nostro assetto democratico.

Per questa ragione noi giuristi democratici riteniamo che questa riforma non possa e non debba essere discussa e circoscritta all'interno degli addetti ai lavori ma deve essere compresa e condivisa da ogni settore sociale. Per queste stesse ragioni riteniamo che non si può continuare ad alimentare l'equivoco che la crisi della giustizia sia da ascriversi alla "lobby" dei magistrati, riottosi, secondo alcuni, ad accettare le riforme e preoccupata solo di difendere i privilegi. La magistratura può e deve essere criticata quando si fa strumento di attacco alle garanzie democratiche, ma non può essere affatto additata come causa della crisi della giustizia.

Questo equivoco permane, a nostro avviso, nella posizione dell'Unione delle Camera Penale, sia nella scelta di proclamare lo sciopero degli avvocati, che nei contenuti dello stesso: è una posizione che non coglie i veri nodi di fondo della crisi della giustizia, non dice esplicitamente che è una deliberata scelta politica quella di mortificare ed impoverire il servizio giustizia, per ridurre il controllo di legittimità sui poteri forti dell'economia e della politica e sugli intrecci di questi poteri e il malaffare.

L'inaugurazione dell'anno giudiziario che da alcuni anni non è più solo una pomposa manifestazione generalista e autocelebrativa, deve essere un'occasione per una riflessione a tutto campo sulla magistratura, sul suo ordinamento, sulle riforme possibili solo se condivise, sulla legittimità e la legalità da difendere come baluardo della democrazia.


Napoli, 17 gennaio 2004 i Giuristi Democratici di Napoli