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Ordinamento penitenziario e proposta di legge 5141
Redazione 21 marzo 2005 9:35
Quasi di nascosto si cerca di modificare l'ordinamento penitenziaro e di svuotare progressivamente ogni raccordo fra carcere e esterno per ridurre la possibilità di accesso alle misure alternative.
Comunicato dell'Associazione del 21 marzo 2005

ANCORA MODIFICHE ALL'ORDINAMENTO PENITENZIARIO

L'Associazione Nazionale Giuristi Democratici esprime preoccupazione per la proposta di legge n. 5141 recante delega al governo per la disciplina dell'ordinamento della carriera dirigenziale penitenziaria già approvata dal Senato e attualmente in discussione alla Camera e di cui sono già state affrontate le linee generali nella seduta del 17 marzo 2005.
Come sempre più spesso accade la maggioranza parlamentare introduce modifiche normative di eccezionale rilevanza legiferando su temi apparentemente neutri, come il riordino delle carriere nel settore penitenziario.
Il testo, infatti, non si occupa solo di configurare una autonoma disciplina di diritto pubblico per la carriera dirigenziale penitenziaria, ma interviene sull'ordinamento penitenziario attraverso la riformulazione dell'art. 72 della l. n. 354/'75 che disciplina i centri di servizio sociale , destinati a diventare uffici locali di esecuzione esterna e a cui viene affidato un ruolo di mero controllo dell'esecuzione della pena, mentre scompare ogni riferimento ad un ruolo propulsivo per il reinserimento delle persone condannate nella vita libera.
E' evidente il cambiamento culturale che questa modifica comporta, poiché si accentua il carattere retributivo della pena a discapito di quello rieducativo.

Tutto ciò accompagnato dalla previsione sconcertante di una sostituzione dell'intero capo III della legge sull'ordinamento penitenziario con il solo art. 72 , il che potrebbe significare la abrogazione delle norme che prevedono, tra l'altro, la presenza del volontariato in carcere (art. 78), che priverebbe i luoghi di detenzione di una insostituibile presenza di sostegno e di raccordo con l'esterno, nonché la cassa per il soccorso e l'assistenza delle vittime del delitto (art. 73), il consiglio di aiuto sociale (74), istituti questi ultimi che avrebbero avuto bisogno di attuazione e non di estromissione dall'ordinamento.
A fronte della reazione e degli appelli che molte associazioni di volontariato e il Coordinamento degli assistenti sociali Giustizia hanno rivolto al Parlamento è stato presentato un emendamento in sede di Commissione Affari costituzionali volto a chiarire che si tratterebbe di una modifica del "solo" art. 72 che non avrebbe ripercussioni sulla permanenza in vigore delle altre norme dell'attuale capo III del titolo II della legge sull'ordinamento penitenziario, che prevedono il volontariato penitenziario e gli istituti ricordati.
Se anche così fosse, come auspicano tutti coloro che sono impegnati nella salvaguardia della dignità delle persone in esecuzione pena, resta però il dato significativo della modifica dell'art. 72, che va ben al di là di una questione nominalistica, e tende a cancellare la specificità dei Centri di Servizio Sociale per Adulti, eliminando ogni riferimento all'idea stessa di servizio sociale, e trasmettendo alla collettività l'immagine di un carcere che deve tornare ad essere sempre più luogo separato, attraverso l'eliminazione delle figure di sostegno e raccordo con l'esterno e lo svuotamento progressivo delle misure alternative alla detenzione .

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI