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Pacchetto Sicurezza e violenza di genere
Redazione 11 settembre 2007 13:0

All’attenzione del Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati
E. p.c.
Alla Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità On. Barbara Pollastrini
Al Ministro della Giustizia On. Clemente Mastella
Al Presidente On. Fausto Bertinotti
Ai membri della Commissione Giustizia della maggioranza

Onorevoli,
apprendiamo dalla stampa che è in preparazione un “pacchetto sicurezza” per il contrasto alla criminalità, e che il relativo disegno di legge vorrebbe prevedere “particolare attenzione per la prevenzione e il contrasto delle molestie e delle violenze nei confronti delle donne”.
Ciò ci preoccupa fortemente, perché riteniamo che non sia questa la via per affrontare il delicato tema della violenza di genere.
In primo luogo, ci sentiamo in dovere di rimarcare quanto, peraltro, evidenziato dalle statistiche ufficiali, ovvero che la maggior parte delle discriminazioni e violenze nei confronti delle donne non avviene su strada, ma in famiglia e sul luogo di lavoro.
Lo stesso Consiglio d’Europa, poi, nella Raccomandazione 5/2002 sottolinea che “ la violenza maschile contro le donne è il maggior problema strutturale della società, che si basa sull’ineguale distribuzione di potere nelle relazioni tra uomo e donna”; come tale, per essere risolto, il problema non necessita di ulteriori misure preventive e repressive di stampo criminale, bensì di un intervento “olistico” di sensibilizzazione, formazione degli attori sociali che si occupano dell’assistenza/supporto di chi subisce violenza per motivi di genere, adeguamento e coordinamento legislativo delle misure in materia, tale da consentire facile e pronta uscita da situazioni di violenza.
Occorre prendere atto, a nostro giudizio, del fatto che la violenza e le discriminazioni di genere sono un problema culturale e sociale, che affligge da secoli la nostra società, e che può essere risolto solo se le Istituzioni si adopereranno perché i soggetti interessati vengano riconosciuti degni di rispetto in quanto Persone e si vedano garantiti i diritti fondamentali alla vita, all’integrità fisica, alla salute, ad un’equa retribuzione, all’accesso alle cariche pubbliche, alla pari considerazione in ambito famigliare. Questo davvero consentirebbe a donne, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali di vivere sicuri nelle proprie città.
Non è, dunque, attraverso la strada della prevenzione e della repressione criminale che si può ingenerare a livello sociale tale consapevolezza, né tanto meno attraverso il controllo del territorio e dell’ordine pubblico: occorre una battaglia culturale di ampio respiro cui, ne siamo certi, non farete mancare il Vostro sostegno anche sul piano istituzionale.
In realtà, infatti, come sottolineato dal Comitato per l’applicazione della CEDAW, “manca una strategia globale per combattere tutte le forme di violenza contro le donne”, non certo superabile mediante la trasformazione del problema in questione di ordine pubblico.
In ragione di ciò siamo a chiedere con fermezza che il pacchetto sicurezza non includa alcun tipo di misura in materia di violenza di genere, e che si proceda, invece, al più presto alla discussione in Commissione e poi in Aula sul disegno di legge.
Inoltre, auspichiamo vivamente che la Commissione Giustizia, nel valutare e discutere quel progetto, tenga conto delle Raccomandazioni mosse al Governo italiano dal Comitato per l’applicazione della CEDAW e degli obiettivi in materia indicati dall’Unione Europea, nonché della priorità costituzionale di garantire a donne e ad altri soggetti sottoposti a violenze e/o discriminazioni de genere e di orientamento sessuale, la “pari dignità sociale” “senza distinzioni di sesso”, attraverso la rimozione di tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza di tali soggetti, ne impediscono il pieno sviluppo della personalità. A tal fine, sulla base degli obblighi assunti in sede internazionale (Racc. 19/2005 CEDAW) e comunitaria, si ritiene imprescindibile e improrogabile addivenire in tale sede alla definizione normativa di “discriminazioni di genere” e “violenza di genere”, che evidenzi la matrice comune di misoginia, femminicidio e omofobia, identificabile nell’odio per motivi di genere o di orientamento sessuale.

Associazione Nazionale Giuristi Democratici e MIT Movimento d’Identità Transessuale
10/09/2007