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Il decreto legge elettorale: una ferita alla Costituzione
Redazione 8 marzo 2010 19:13
Comunicato del Presidente dei GD sul decreto legge 29 del 5 marzo 2010 sulla modifica alla legge elettorale.

La pubblicazione del D.Legge n. 29 del 5 marzo 2010 costituisce una gravissima ferita al nostro ordinamento costituzionale e rende evidente la crisi in cui si dibatte la nostra democrazia per i comportamenti tracotanti, intimidatori ed eversivi della maggioranza di governo.
Il D. Legge emanato appare, prima facie, incostituzionale, come hanno affermato molti illustri costituzionalisti, sotto numerosi profili: in primo luogo, non si tratta di una norma interpretativa, come si sostiene nel testo: é evidente che una norma che contenga una proroga dei termini per la presentazione delle liste, come avviene all'art. 1, comma 4 del D.L. 29/2010, non contiene alcun elemento interpretativo, ma introduce una disposizione nuova, dunque valida, in ogni caso, solo per il futuro.
In secondo luogo, la L. 400/88 sottrae la materia elettorale ai decreti legge; dunque, non sarebbe stato possibile al Governo intervenire con provvedimento provvisorio ed urgente nella materia. E ciò vale anche se la L. 400/88 é legge ordinaria, perché essa é assistita da una sostanziale riserva di legge, emergente dall'art. 72, comma 4 Cost..
Ed ancora: una norma interpretativa autentica di altra norma non può essere emessa da organo diverso da quello che aveva emesso la prima norma e, dunque, dal Parlamento e non dal Governo.
Vi é, infine, una violazione della par condicio in materia elettorale, nel momento in cui l’offerta elettorale in ordine alla quale il diritto si esercita non è stata avanzata nel pieno rispetto della parità delle parti.
In definitiva, il Governo ha stravolto le regole del gioco utilizzando uno strumento improprio per ottenere un indebito vantaggio a favore della propria parte politica e ciò costituisce un gravissimo precedente che mina le basi stesse del nostro assetto costituzionale.
Ciò si dice a prescindere, poi, dal merito delle " interpretazioni" che tendono a ridurre a semplici aspetti burocratici elementi di forma, quali l'autenticazione corretta delle firme, che costituiscono la garanzia dell' uguaglianza di trattamento e della certezza del diritto.
Pur comprendendo le difficoltà in cui si é trovato il Presidente della Repubblica, che ha evidentemente scelto il male minore, ci rammarichiamo della sua firma in calce a quel provvedimento che ben avrebbe potuto essere omessa a fronte degli evidenti aspetti di incostituzionalità del Decreto sottopostogli ed invitiamo tutti i cittadini a far sentire alta la loro protesta, e non per l'eventuale riammissione delle liste escluse, ma per il vulnus alle regole democratiche che il Decreto comporta.
Avv. Roberto Lamacchia
Presidente Associazione Nazionale Giuristi Democratici