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Sovraffollamento delle carceri: che fare?
Redazione 8 luglio 2011 8:16
SOVRAFFOLLAMENTO: CHE FARE?

Associazioni, Avvocati e Magistrati denunciano l’illegalità delle carceri italiane

Mercoledì 13 luglio 2011, a partire dalle ore 10.30, a Roma, presso la Sala Stampa della sede dell’Unione delle Camere Penali Italiane, in via del Banco di Santo Spirito 42, è indetta una conferenza stampa per denunciare le disumane condizioni in cui versano gli istituti penitenziari italiani destinate a peggiorare durante il periodo estivo e a presentare proposte concrete per fronteggiare una tale situazione emergenziale.

Alla conferenza stampa, coordinata da Stefano Anastasia, interverranno Luca Palamara (ANM), Cesare Antetomaso (Giuristi Democratici), Franco Corleone (Coordinatore nazionale dei garanti territoriali dei diritti dei detenuti), Rossana Dettori (CGIL-FP), Piergiorgio Morosini (Magistratura Democratica), Giuseppe Mosconi (Antigone), Ornella Favero (Ristretti Orizzonti), Valerio Spigarelli (UCPI) e Franco Uda (ARCI).

Nel corso della conferenza stampa sarà presentato il documento “Sovraffollamento: che fare?” alla cui realizzazione hanno contribuito A buon diritto, ACLI, Antigone, ARCI, Associazione Nazionale Giuristi Democratici, Beati i Costruttori di Pace, CGIL – FP, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Forum droghe, Magistratura Democratica, Ristretti Orizzonti, Unione Camere Penali Italiane.
Roma, 7/7/11

Il testo del documento che verrà presentato.

A fronte dell’attuale sovraffollamento carcerario e dell’evidente inefficacia delle misure introdotte con il Piano carceri, intendiamo opporci con forza all’idea che la costruzione di nuove prigioni sia la soluzione più idonea e auspicabile a tutti i problemi e rilanciare invece l’orizzonte di una riforma sostanziale del Codice penale, che promuova una drastica riduzione delle fattispecie di reato e delle pene e il ricorso al carcere come extrema ratio. La previsione di pene alternative e misure extrapenali e la riduzione dei minimi e dei massimi edittali, a partire dall’abolizione dell’ergastolo, possono rappresentare soluzioni ben migliori se affiancate alla disponibilità a rivedere normative altamente criminogene, quali quelle che penalizzano i recidivi nell’accesso ai benefici penitenziari, quelle che prevedono il carcere per i ossicodipendenti e quelle che criminalizzano l’immigrazione clandestina.
Nello specifico proponiamo:
Limiti all’utilizzo della custodia cautelare in carcere:
- L’applicazione della misura cautelare carceraria deve essere utilizzata solo e soltanto in casi eccezionali, quando ogni altra misura risulti assolutamente inadeguata. Ciò attraverso la modifica della normativa di settore che riporti l’art. 275 c.p.p. nell’alveo dello spirito del legislatore del 1988, con un più significativo utilizzo della misura degli arresti domiciliari.
Abrogazione della legge cosiddetta ex-Cirielli
- La Legge ex-Cirielli, diventata famosa come “legge salva-Previti”, non ha soltanto ridotto i termini di prescrizione dei reati, ma ha dato nuova forma e contenuto alla figura del “recidivo” e inventato la disciplina del “recidivo reiterato”, che in realtà penalizza la stragrande maggioranza dei detenuti, che sono condannati per reati di microcriminalità, spesso dovuti alla loro condizione, di tossicodipendenti o di immigrati irregolari. Per loro sono stati introdotti inasprimenti di pena, divieto in molti casi di applicazione di circostanze attenuanti, aumento dei termini per la richiesta di permessi premio, irrigidimento per la concessione delle misure alternative, divieto di sospensione pena.
Si chiede in particolare l’abrogazione di tutte le misure che comportano un aggravio di pena e/o la restrizione delle condizioni per accedere ai benefici.
Modifica della legge Fini-Giovanardi in materia di sostanze stupefacenti
-Superamento del carcere per i tossicodipendenti attraverso la ridefinizione delle tabelle ministeriali relative ai quantitativi riferibili all’uso personale; la depenalizzazione totale dell’uso personale includente la coltivazione; la drastica riduzione delle pene per lo spaccio di droghe leggere, la rimozione del limite a due concessioni dell’affidamento terapeutico; l’abrogazione dell’obbligo per gli operatori del SerT di denunciare ogni singola violazione del programma terapeutico. Tutto ciò in vista dell’estensione di percorsi riabilitativi alternativi al carcere, per i quali è necessario un forte impegno degli Enti locali.
Disposizioni relative agli immigrati condannati
- Previsione del rientro nel Paese di origine come “misura alternativa” solo su richiesta dell’interessato e in caso di residuo pena di 3 anni, senza esclusioni pregiudiziali per tipo di reato;
- predisposizione di condizioni e risorse idonee a garantire la piena applicazione delle misure alternative agli immigrati condannati.
Maggiore e più rapida applicazione delle misure alternative al carcere
L’applicazione delle misure alternative al carcere è l’unico strumento idoneo a garantire il recupero del detenuto e ad evitare il rischio di recidiva. Se si considera che circa il 60% dei detenuti definitivi ha una pena o un residuo pena inferiore a tre anni, l’utilizzo razionale delle misure alternative alla detenzione consentirebbe di evitare il carcere e di liberare diverse migliaia di soggetti.
Per una maggior applicazione delle misure alternative, sono necessari:
-una accelerazione dei tempi di accesso, ottenibile con provvedimenti quali: velocizzazione dei tempi di esecuzione delle sentenze definitive per le persone già in custodia cautelare; potenziamento del Gruppo di osservazione e trattamento con la collaborazione degli Enti locali, al fine di una attivazione di effettive opportunità a sostegno dei programmi di reinserimento;
-un aumento delle risorse per programmi di reinserimento di determinate tipologie di soggetti tossicodipendenti, concreta applicazione della legge a favore delle detenute madri con prole fino ai 10 anni), da applicare senza alcun limite per i recidivi;
-vanno anche sostenute proposte che prevedano una sistematica concessione delle misure alternative per un tempo significativo nell’ultimo periodo di detenzione, senza limiti oggettivi e soggettivi, per favorire un rientro “accompagnato” nella società delle persone a fine pena e garantire così una maggior sicurezza sociale.

Introduzione della messa alla prova anche per gli adulti
-Estendere l’istituto della sospensione del procedimento con la messa alla prova dell’imputato che, per la sua positiva sperimentazione nel settore minorile, può risultare efficace nel contrasto di fenomeni di microcriminalità, prevenendone l'evoluzione verso manifestazioni criminali più pericolose.

Introduzione di entrate scaglionate in relazione alla capienza
-Ai fini deflattivi rispetto ai numeri che caratterizzano l’attuale popolazione detenuta, proponiamo che, raggiunto il limite della capienza regolamentare, si proceda all’attivazione di entrate scaglionate in relazione alla capienza per potenziali detenuti eccedenti, con previsione di decorso immediato della pena in detenzione domiciliare. Il Ministero della Giustizia determinerà l’ordine di ingresso per i condannati in via definitiva seguendo un ordine cronologico. Nel caso di alcuni reati particolarmente gravi, non verrà rispettato l’ordine cronologico e si potrà procedere direttamente alla esecuzione del provvedimento di condanna.
Durante la sospensione del provvedimento di carcerazione la pena scorre regolarmente come se fosse espiata. Il detenuto che non rispetta le prescrizioni relative all’obbligo di domicilio vedrà invece interrompere lo scorrimento della pena.

Chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari
-Provvedere alla chiusura degli Opg (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) ed eliminare le misure di internamento psichiatrico per attuare quanto previsto dalla legge Basaglia e dal decreto 229 del ‘99. Andare verso il superamento delle altre misure di sicurezza divenute pressoché indistinguibili dalle pene detentive.

Tutela dei diritti e istituzione del Garante
-Sosteniamo inoltre la necessità di garantire la tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute, in particolar modo per quanto riguarda la promozione di opportunità di formazione e reinserimento sociale e l’effettiva tutela giurisdizionale dei loro diritti, anche attraverso il ripristino di risorse consistenti per la gestione degli istituti di pena e per le attività promosse da associazioni e cooperative all’interno delle carceri e l’istituzione della figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.
Considerato che a causa del sovraffollamento non è possibile garantire una detenzione rispettosa della dignità delle persone, è auspicabile che, nell’attesa che siano messe a punto soluzioni di più ampio respiro, siano subito attuate misure per rendere almeno più decenti le condizioni di vita nelle carceri, intervenendo per rendere più umani i rapporti con le famiglie e garantendo una effettiva tutela della salute.