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Mafia Capitale e il licenziamento dei dirigenti corrotti
Redazione 15 giugno 2015 17:9

Su La Repubblica del 6.6.2015, l’Assessore alla legalità a Roma, Alfonso Sabella, chiede al Parlamento «i poteri per cacciare dirigenti corrotti».
Rileva che tutti i dirigenti indagati per Mafia Capitale sono al loro posto di lavoro, ad eccezione ovviamente di quelli in carcere o agli arresti domiciliari; tutti comunque sono retribuiti dalla collettività.
Sconsolato afferma ancora che «…così non si può andare avanti. E lo dico da Giudice…».
Riprendeva la questione anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con uno dei suoi soliti roboanti annunci: «Contro i corrotti agiremo senza pietà».
I Giuristi Democratici chiedono un minimo di coerenza e che finalmente alle parole seguano subito i fatti.
La legge già da moltissimi anni consente anche alle Amministrazioni pubbliche, oltreché ai datori di lavoro privati, di licenziare i "corrotti".
Il Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche) all’articolo 55ter, comma 1, consente il licenziamento per giusta causa anche in pendenza del procedimento penale “… che abbia ad oggetto in tutto o in parte…” i fatti posti a base del provvedimento disciplinare: dunque la cosiddetta "pregiudizialità" dell’accertamento penale non c’è più da molti anni.
Per molti indagati in “Mafia Capitale” dipendenti pubblici vi sono elementi probatori schiaccianti (addirittura alcune confessioni) per legittimare la “giusta causa” di licenziamento, ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile, per il venir meno del vincolo fiduciario a seguito di “colpa grave”.
Gli esempi sono infiniti. Prendiamo quel dirigente (ancora ben pagato dal Comune di Roma) che compare in un video dei Carabinieri —che tutta Italia ha visto— nel quale discute su come versare in banca la tangente di 30mila euro ricevuta, evitando la segnalazione all’antiriciclaggio della Banca d’Italia.
La registrazione, ovviamente, è valido mezzo di prova anche davanti al Tribunale del Lavoro.
Ciò non basta per la lesione del vincolo fiduciario con il datore di lavoro pubblico? (A prescindere dalla grave violazione del dovere di adempiere le funzioni pubbliche con disciplina e onore, come previsto dall’articolo 54 della Costituzione).
L’Assessore Sabella e il Presidente del Consiglio Renzi, dunque, sollecitino la adozione dei licenziamenti a tutte le amministrazioni pubbliche interessate, facendo così cessare la diffusa e scandalosa pratica di regalare stipendi agli indagati per reati gravissimi garantendogli l'impunità! Magari assumendo al loro posto qualche onesto disoccupato: le leggi per fare questo ci sono già da tanto tempo, basta semplicemente applicarle.

Torino-Bologna-Padova-Roma-Napoli, 11 giugno 2015