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Comunicato stampa sul "contratto di governo" Lega-Movimento 5 Stelle
Redazione 22 maggio 2018 18:27

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, da sempre attenta alla tutela dei diritti sociali e umani di cittadine e cittadini e al rispetto dei valori della Costituzione, assiste con preoccupazione all’iter di formazione di un potenziale prossimo Governo e, soprattutto, ai contenuti del “contratto per il Governo” che si prospetta, con particolare riferimento al settore giustizia di stretta competenza dell’Associazione.

Già il capovolgimento dell’iter di formazione del Governo, con il declassamento della figura del Presidente del Consiglio che si troverebbe a gestire un programma di Governo preconfezionato, fa comprendere come si sia in presenza di un novum nella formazione del Governo della Nazione, con evidente attacco ai principi della Carta Costituzionale, in particolare al divieto del vincolo di mandato; così come discutibile appare il ricorso a una nozione privatistica come il “contratto” per definire un accordo politico-programmatico.

Ma ciò che maggiormente preoccupa sono alcuni dei contenuti del programma rispetto ai quali l’Associazione Giuristi Democratici esprime contrarietà e opposizione, così come ha contrastato anche l’azione di precedenti Governi laddove fossero stati messi a rischio i diritti dei cittadini e il rispetto della Costituzione.

In particolare si sottolineano come elementi significativamente pericolosi per la tutela dei diritti dei cittadini e per la tenuta del sistema, i seguenti punti.

 

Area penale

a) L’estensione della legittima difesa domiciliare, volta ad eliminare gli elementi di incertezza interpretativa, finirebbe con il rappresentare una vera e propria licenza di uccidere, limitando ed eliminando, al contempo, la discrezionalità valutativa da parte del Giudice;

b) l’eliminazione del rito abbreviato per i più gravi delitti previsti dall’art. 51, co. 3-bis c.p.p. e per quelli puniti con l’ergastolo, finirebbe per determinare un ingolfamento dei processi in sede dibattimentale con evidente, ulteriore aggravio dei ritardi nella emanazione delle sentenze, e ciò andando in senso contrario rispetto alla possibilità del patteggiamento in appello, recentemente reintrodotta, che ha consentito una più rapida definizione di molti processi;

c) la revisione della normativa in tema di minorenni esprime un concetto di tendenziale equiparazione tra minori e maggiori di età che si pone in contrasto ai principi da sempre espressi sul tema da dottrina e giurisprudenza, volti a un recupero sociale del soggetto minorenne;

d) la certezza della pena: sul punto il “contratto” attacca pesantemente tutti quegli strumenti deflattivi che erano stati pensati e realizzati al fine di adeguare la normativa penale alla nuova realtà sociale (depenalizzazione) e di ridurre l’utilizzo dello strumento della pena nei casi ritenuti di non particolare gravità (particolare tenuità del fatto, condotte riparatorie).

Conclusivamente, pare che l’intero contenuto del “contratto” in tema di giustizia penale sia caratterizzato da un approccio “panpenalistico” come soluzione ad ogni male, con conseguente innalzamento delle pene ed eliminazione di “ogni eventuale margine di impunità” per gli autori di reati attinenti la sicurezza della collettività.

In definitiva ciò che viene delineato è un diritto penale che si occupa prevalentemente, se non solo, dei reati ritenuti di maggiore allarme sociale (furti, rapine, scippi), da risolvere con pene più elevate, maggior ricorso al carcere, nessuna discrezionalità nella valutazione da parte del Giudice.

Anche la proposta di costruzione di nuovi istituti carcerari, in luogo della creazione di un sistema volto al recupero e al reinserimento sociale del detenuto, fa temere la volontà di perseguire obiettivi di natura populistica, sempre relativi al cd. allarme sociale.

 

Area lavoro

Il “contratto” si limita a parlare genericamente di una possibile revisione del Jobs act, ma intanto propone il reinserimento dei voucher, già cancellati per evitare la pronuncia dei cittadini attraverso un referendum abrogativo e poi parzialmente reinseriti nell’ordinamento.

Ora, li si vuol reintrodurre ritenendoli strumento indispensabile.

Nulla si dice, poi, sulla tutela dei lavoratori licenziati e, dunque, sull’eventuale reintroduzione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, di cui pure molto si era parlato nei programmi pre-elettorali.

 

Immigrazione

Preoccupante, oltre che incomprensibile e generica, appare la previsione di nuove fattispecie di reato commesse da richiedenti asilo, come se le norme attualmente esistenti non fossero sufficienti; il riferimento, poi, alla presenza di 500.000 migranti irregolari che richiederebbe rimpatri indifferibili, al di là della impossibilità concreta di attuazione, lascia intravedere la volontà di mostrare all’opinione pubblica i muscoli, senza alcun interesse ai diritti delle persone che, secondo il “contratto”, dovrebbero essere valutate con procedure veloci, anche alla frontiera, e ciò in contraddizione con la possibilità di trattenimento di 18 mesi.

Molto altro vi sarebbe da dire e l’Associazione Nazionale Giuristi Democratici, sempre pronta al dialogo e al confronto, si impegna ad un ulteriore approfondimento dei temi oggetto del “contratto”, ma ribadisce che già allo stato appaiono evidenti nel documento elementi che confliggono con la politica di tutela dei diritti dei cittadini e che spingono verso un sistema della giustizia classista, contrario, in molti punti, allo spirito della Costituzione ed in tal senso richiama l’attenzione di tutti i sinceri democratici per impedire che su questi temi avvenga una rottura costituzionale senza precedenti.

 

21 maggio 2018

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI