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Comunicato sul caso di Nicolò Mirandola
Redazione 4 luglio 2018 12:57

La vicenda di Nicolò Mirandola, 23enne torinese, incensurato, ancora in carcere in misura cautelare da circa 3 mesi e mezzo con l'accusa di concorso morale per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni per la partecipazione a una manifestazione contro un convegno di Casa Pound, è purtroppo emblematica sotto vari profili.

In primo luogo, l'uso della custodia cautelare in carcere, purtroppo sempre più ricorrente nei confronti dell'antagonismo sociale, dovrebbe essere mantenuto nei confini dell'assoluta necessità della misura per contenere le esigenze cautelari; nel caso in questione, il Mirandola, oltre a essere l'unico detenuto per quell'episodio, non ha alcuna contestazione di fatti specifici.

In secondo luogo, è inaccettabile che l'ordinanza del Giudice che 22 giorni fa ha finalmente concesso gli arresti domiciliari al ragazzo, pur subordinandoli all'apposizione del braccialetto elettronico, non possa essere eseguita per la mancata disponibilità dello strumento, e ciò senza alcuna indicazione temporale dei tempi di reperimento del braccialetto.

Dunque, la concessione degli arresti domiciliari è impedita di fatto dalla mancanza di uno strumento di controllo; come dire che è Telecom, cui è affidata l'applicazione del braccialetto, e non il Giudice, a decidere sullo stato di detenzione di Mirandola!

Sarebbe bene che lo Stato provvedesse ad acquistare un numero di braccialetti elettronici significativamente più elevato e comunque che la momentanea mancanza dello strumento non costituisse mai (salvo eccezionali casi) ragione sufficiente per il mantenimento di una custodia cautelare che lo stesso Giudice ha ritenuto eccessiva.

Infine, appare alquanto irragionevole imporre il braccialetto, finalizzato a controllare le assenze del detenuto dal luogo di arresti domiciliari, a chi è accusato di partecipazione a una manifestazione di contestazione politica, sia pur violenta: il rischio di reiterazione del reato che, a quanto è emerso, sarebbe legato al pericolo che il detenuto possa organizzare per via telematica altre manifestazioni analoghe, resterebbe uguale, con o senza braccialetto elettronico.

L'Associazione Nazionale Giuristi Democratici si augura che questa inaccettabile situazione venga al più presto superata.

 

4 luglio 2018

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI