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Sul ruolo dell'avvocato nelle giornate del g8 a Genova
Redazione 28 settembre 2004 19:3
Lettera aperta all'Unione delle Camere Penali sul ruolo dell'avvocato. Una critica alla delibera della Giunta dell'UCPI del 12 settembre 2001 che censura gli avvocati che sono stati a Genova durante le manifestazioni anti G8

Unione delle Camere Penali

Ill.mo Sig. Presidente


Le scriviamo nella nostra qualità di di Coordinatori del Coordinamento
Nazionale Giuristi Democratici, nonché, molti di noi, quali iscritti alle
Camere Penali e, per segnalarLe il senso di disagio, di amarezza e di rabbia
che abbiamo provato leggendo la delibera della Giunta dell'Unione delle Camere
Penali in data 12 Settembre 2001.


In primo luogo, ci sembra francamente risibile che, di fronte alla rilevanza
dei temi proposti dalla vicenda della riunione dei G8 di Genova ed alla gravità
dell'accaduto, la U.C.P.I. si limiti a prendere posizione, e che posizione!,
sul problema della deontologia professionale, asseritamente violata a Genova da
parte di quegli avvocati scesi in piazza.


Ci pare che, a prescindere dalla sbandierata trasversalità della U.C.P.I., la
nascita di un movimento che non si dichiara disponibile ad accettare il
sacrificio sull'altare del mercato di una parte dei principi di equità,
giustizia ed uguaglianza, meritasse un'attenzione particolare anche da parte
della Organizzazione che Tu presiedi; il non prestare attenzione alle lamentate
violazioni dei diritti finisce con il dimostrare per fatti concludenti che il
garantismo che da sempre la U.C.P.I. ha professato sia un garantismo a senso
unico, selettivo, pronto ad innalzare alti lai quando sia oggetto di violazioni
di diritti il cittadino "per bene", ma sordo alle violazioni dei diritti degli
"altri", siano essi extracomunitari, contestatori del sistema o presunti autori
di fatti di criminalità comune o terroristica.


Un consistente gruppo di avvocati, non necessariamente penalisti, ma molti dei
quali iscritti alle Camere Penali, condividendo il giudizio che ho sopra
espresso, hanno deciso di aderire a quella manifestazione, chi a titolo
personale, chi anche a livello associativo, con la finalità, da un lato di
portare il proprio contributo all'idea che sia possibile anche un mondo nuovo,
diverso da quello in cui viviamo e dall'altro, di contribuire a far sì che la
manifestazione mantenesse i suoi requisiti annunciati, di manifestazione
pacifica.


Quanto emergeva dai provvedimenti governativi e dalle dichiarazioni di
esponenti della maggioranza parlamentare lasciava presagire che potessero
esservi dei problemi nel libero estrinsecarsi del diritto di manifestazione e
di pensiero: anche l'atteggiamento della Magistratura a Genova destava delle
preoccupazioni, con la decisione di tenere le eventuali udienze di convalida
fuori di Genova, di liberare i carceri di Alessandria e di Pavia per accogliere
i possibili arrestati, di richiedere al C.S.M. di effettuare applicazioni
extradistrettuali di GIP per le udienze di convalida, ecc.: in questo contesto,
numerosi avvocati hanno ritenuto loro dovere imprescindibile, sia come
cittadini, che come fieri portatori e custodi delle regole di legalità e di
democrazia, portare il loro contributo perché durante la manifestazione venisse
assicurato il libero svolgimento di quei principi di libertà che ho sopra
indicato e venissero, nei limiti del possibile, evitati abusi e violenze da
entrambe le parti.


Da queste esigenze è nata la partecipazione alla manifestazione degli avvocati
con un segno distintivo rappresentato dalla pettorina gialla con la scritta
"Avvocato-Lawyer", che ha voluto essere proprio un segnale di novità,
attestante l'attenzione che anche gli avvocati mostravano nei confronti di
violazioni di diritti in senso molto più ampio, a livello mondiale.


Oltre a questo tipo di partecipazione, poi, vi era l'attività tipica della
nostra professione, che avrebbe potuto e dovuto esplicarsi solo qualora si
fossero verificati incidenti; in relazione all'attività difensiva, Ti facciamo
presente che è dovere di ogni avvocato prestare, se richiesto, la propria
opera, salva la non accettazione del mandato conferitogli.


Ti informiamo che, proprio perché fosse chiaro a tutti il nostro comportamento,
avevamo, come Coordinamento Giuristi Democratici, emesso un comunicato-stampa
in cui spiegavamo i nostri intenti ed i limiti della nostra presenza, chiarendo
che il nostro appoggio andava ad una "libera e pacifica manifestazione" del
dissenso, generalizzato, sul tema della globalizzazione.


E se la disattenzione nei confronti di quanto si stava preparando a Genova era
già grave prima, lo è diventato ancor di più dopo che si sono verificati gli
avvenimenti che tutti ben conoscono.


Dobbiamo dire che la presenza degli avvocati è stata valutata positivamente dai
partecipanti alla manifestazione, nessuno dei quali l'ha considerata come un
preventivo appoggio per meglio delinquere!


Purtroppo, in questa attività svolta, abbiamo assistito ad una serie di episodi
francamente sconvolgenti, non solo nei confronti dei manifestanti, ma anche
proprio nei confronti degli "avvocati con pettorina", che sono stati, in molti
casi, colpiti, insultati e dileggiati da alcuni esponenti delle Forze
dell'Ordine: su questi fatti, che Ti sono stati immediatamente segnalati, dopo
un primo momento di interesse concretizzatosi in una Tua dichiarazione, è
calato il silenzio, se non addirittura una presa di distanza della Giunta, sino
a giungere ora al comunicato del 12 Settembre: solo le Camere Penali di Roma e
di Bologna, per quanto a nostra conoscenza, hanno fatto sentire la loro voce
per condannare le violazioni del diritto di difesa e gli atti di gratuita
violenza sugli arrestati.


Ora, al silenzio, alla presa di distanza, si aggiunge un vero e proprio attacco
a quella iniziativa da parte della Giunta, in nome di una presunta difesa dei
principi della deontologia professionale, attraverso argomenti che tendono a
sviare dal reale tema della discussione, utilizzando argomentazioni infondate,
quali l'aver dato, gli avvocati (anzi, scusami, i penalisti) la propria
disponibilità alla difesa gratuita e ricorrendo, addirittura, ad una vera e
propria chiamata in reità dei propri assistiti, laddove si ipotizza "una
corresponsabilità penale (concorso morale?) nei fatti successivamente
accaduti": si era mai vista un'associazione che andasse a ricercare (infondate)
ipotesi delittuose per fare incriminare i propri iscritti?


E come può permettersi la Giunta di affermare che i difensori presenti a Genova
userebbero la difesa dei singoli per sostenere una posizione politica?


E le violazioni del diritto di difesa verificatesi in quei giorni, quali la
sospensione generalizzata dei colloqui tra arrestato e difensore sino
all'arrivo del primo presso la casa circondariale cui era destinato, e ciò per
"evitare preordinate e comuni tesi difensive di comodo circa le iniziative e
movimenti dei manifestanti e delle forze dell'ordine" non rappresentano fatti
così gravi da richiedere una puntuale presa di posizione dell'Unione?


Il pericolo di disgregazione dell'Unione non sta certo nel comportamento di chi
si muove per la tutela dei diritti dei cittadini, chiunque essi siano, ma
nell'azione, apparentemente svolta in favore di tutti, ma nella sostanza
apertamente sviluppata in favore degli interessi dei poteri forti dello Stato:
con tanti saluti alla trasversalità ed alla equidistanza proclamata dall'Unione!


Il problema della possibile situazione di contrasto tra ruolo di difensore e
appartenenza a partiti o movimenti politici ha costituito oggetto da sempre di
appassionati dibattiti, ma la chiave di risoluzione della possibile antinomia
non si può che ritrovare nel rispetto degli interessi del proprio cliente,
senza che interessi o passioni possano portare a sacrificare i primi in nome
dei secondi; l'onestà intellettuale deve portare, in caso di conflitto
insanabile, ad abbandonare la difesa, se si ritengono prevalenti quegli
interessi o quelle passioni; si tratta di un problema che ci siamo sempre
posti, anche in epoche non sospette, ne abbiamo sempre fatto oggetto di
dibattito al nostro interno, ben prima che la Giunta lo rilevasse e
continueremo a discuterne.


Se, però, la linea tracciata dalla Giunta è quella indicata nella delibera del
12/9/01, non resterà all'Unione che chiedere l'espulsione di quanti si siano
macchiati di così gravi comportamenti!


Ti invitiamo, pertanto, a voler riconsiderare all'interno della Giunta la
questione, in maniera che sia consentita una correzione di rotta, che non renda
inevitabili rotture all'interno dell'associazione.


Torino, 28 Settembre 2001


Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici:

i Coordinatori
Avv. Angelo Cutolo, Camera Penale di Napoli

Avv. Desi Bruno, Camera Penale di Bologna

Avv. Roberto Lamacchia, Camera Penale del Piemonte

Avv. Mario Angelelli, Camera Penale di Roma

Avv. Tecla Faranda, Milano

Avv. Dario Rossi, Genova

Dott. Fabio Marcelli, Roma




Re: Il ruolo dell'avvocato
Il testo di una lettera inviata da alcuni avvocati, molti iscritti anche alle Camere Penali, in risposta alla delibera della Giunta dell'UCPI.

Caro Frigo,
Vista la lettera della Giunta del 12/09/01, rileviamo positivamente che anche tu non sia alieno alle trasformazioni sociali ed alle influenze ambientali, se manifesti la tua critica in termini di "mutazione genetica", in un periodo in cui si parla tanto di OGM. Il senso dispregiativo che attribuisci al concetto di "mutazione genetica", induce tra l'altro a pensare che tu simpatizzi per coloro che si pongono in modo critico nei confronti delle manipolazioni, svolte nell'interesse del mercato e del profitto, di ciò che la natura ha creato nel corso dei secoli
Ciononostante, osserviamo che la tua critica è in parte infondata ed in parte maliziosa, per i motivi che di seguito proviamo a spiegarti.
1) Tu affermi che gli avvocati si sarebbero resi gratuitamente disponibili a scendere in piazza con i manifestanti per rendere la loro opera:
A) come difensori,
B) come testimoni, degli eventuali abusi delle forze dell'ordine,
C) come osservatori.
Premesso che non vi erano in piazza solo penalisti ma anche un nutrito numero di civilisti, non si vede il problema a che un avvocato osservi quanto gli accade intorno, e che sia pure testimone dei fatti cui assiste. Dovere civico, prima ancora che deontologico, è quello di ogni cittadino il vegliare sul rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra costituzione e sulle norme fondamentali del nostro ordinamento. Il fatto che l'osservatore sia un avvocato, comporta semplicemente che l'osservatore sia più qualificato, considerata la particolare conoscenza della normativa propria di chi la utilizza per lavoro.
Quanto alla prestazione gratuita dell'attività professionale, effettuata a tuo dire direttamente nelle piazze, nessuno degli avvocati che hanno partecipato alle manifestazioni, ha mai dichiarato che la stessa potesse svolgersi in piazza e tantomeno che potesse svolgersi gratuitamente, né ha preventivamente "offerto" la propria assistenza legale.
Il tuo assunto tende a gettare un discredito immotivato e non documentato su colleghi che non hanno fatto altro che esercitare i propri diritti civici, che non vengono meno, neppure nella peculiarità della professione esercitata. Né si può imputare ai colleghi intervenuti le erronee interpretazioni fornite dai giornali e dai mezzi di comunicazione, che non riescono a cogliere le differenze tra una attività di mera osservazione e una attività di assistenza vera e propria.
Ti alleghiamo in proposito il comunicato, che è stato anche pubblicato sui giornali, del Coordinamento Giuristi Democratici, prima del vertice dei G8, che chiarisce la posizione di molti dei giuristi, non solo avvocati, che hanno partecipato alla manifestazione.
2) Quanto alla costituzione permanente di un Ufficio Legale del Genoa Social Forum, ti segnaliamo che gli avvocati che sono stati regolarmente nominati tanto dalle centinaia di indagati, tanto dalle centinaia di parti offese, hanno deciso di coordinarsi per svolgere al meglio la loro attività considerata la mole di lavoro da svolgere, la moltitudine di abusi denunciati, il fatto che è immenso il materiale documentale, e che la stessa procura di Genova sta lavorando a tempo pieno con numerosi magistrati impegnati sul tema. E' impensabile, in questa fattispecie, che l'attività difensiva possa essere svolta in assenza di un coordinamento tra i vari avvocati che si occupano della vicenda, in quanto investiti professionalmente dai propri clienti di tale incarico. Incarico svolto nel migliore dei modi, se si considera che delle centinaia di arrestati solo pochissimi sono ancora trattenuti in carcere, e se si considera che sono stati aperti alcuni approfonditi filoni di indagine, sulla base delle denunce di coloro che sono rimasti vittime degli abusi delle forze dell'ordine. Né risultano vietate o censurabili le associazioni di professionisti, sia che si costituiscano in forma permanente sia che si costituiscano in forma provvisoria e mirata.
3) Preciso inoltre che l'attività del gruppo di legali che si coordina sui fatti di Genova (che tu impropriamente denomini "Ufficio legale del GSF"), difendono contrariamente a quello che tu affermi, la tutela degli interessi esclusivamente dei propri clienti. Interessi che sono peraltro solennemente sanciti dalla Carta Costituzionale, e che sono ravvisabili nella LIBERTA' DI ESPRESSIONE DEL PENSIERO, NELLA LIBERTA' DI MANIFESTARE, NELLA LIBERTA' DI RIUNIRSI PACIFICAMENTE E SENZA ARMI, LIBERTA' DI ASSOCIARSI, LIBERTA' DI CIRCOLARE, NELLA TUTELA DELLA SALUTE E DELL'INCOLUMITA' FISICA.
Precetti primari la cui violazione è sanzionata il più delle volte dal codice penale; violazioni che a Genova sono state denunciate da numerosissimi manifestanti, con denunce tanto circostanziate ed attendibili, e tanto documentate dalla grande quantità di materiale fotografico, cinematografico, testimoniale, che non si era mai visto prima d'ora un procedimento che coinvolgesse un sì gran numero di funzionari delle forze dell'ordine nella qualità di indagati, fino ai massimi vertici.
Né si può pretendere di rimproverare ad un avvocato una naturale simpatia nel difendere il cittadino del quale ritenga essere stato impedito l'esercizio libero dei propri diritti, in quanto trattasi di diritti che devono necessariamente essere condivisi da tutti coloro che partecipano alla vita civile del nostro paese.
Troviamo pertanto ingiusto e strumentale il voler attribuire tale interesse a non meglio identificati "gruppi di potere", associazioni, ideologie, problematiche sociali, fenomeni criminali. Creando, tra l'altro, un pericoloso accostamento tra il fenomeno criminale, e il libero esercizio del diritto di critica. A meno che, non si voglia ritenere che le libertà fondamentali sopra citate non siano altro che il frutto della pressione di gruppi di potere di impronta criminale!
4) Preciso infine che mai e poi mai, gli avvocati che sono "scesi in piazza", hanno dichiarato in alcuna occasione la propria disponibilità a difendere chi ha già manifestato l'intenzione di commettere dei reati.
Tale affermazione è assolutamente infondata e fuorviante:
· nessuna delle associazioni che avevano ufficialmente aderito al Genoa Social Forum ha mai manifestato l'intento di commettere dei reati. Le manifestazioni sono state precedute da numerosi incontri tra gli organizzatori e le autorità, erano tutte perfettamente autorizzate tanto che lo Stato aveva stanziato alcuni miliardi per organizzare l'accoglienza dei manifestanti.
· Alcune delle organizzazioni aderenti aveva manifestato l'intenzione di violare (simbolicamente) la c.d. Zona Rossa. La legittimità di tale Zona Rossa tuttavia è ancora sub iudice, essendo tuttora pendente ricorso al TAR Liguria nel quale sostanzialmente si contesta il potere di un Prefetto di incidere con ordinanza su diritti fondamentali come la circolazione, la manifestazione del pensiero, il lavoro stesso.
· Parziale ed interessato è il giudizio di chi ritiene essere parziali ed interessati coloro che partecipano ad una civile manifestazione di protesta, nel pieno esercizio dei propri diritti e con il pieno accordo delle autorità.
· Qualunque avvocato penalista è disposto, proprio in ragione della professione svolta, ad assicurare una difesa di chi commette reati. Il tuo ragionamento potrebbe portare ad accuse di favoreggiamento e connivenza nei confronti di tutti coloro che svolgono l'attività di penalisti non appena si iscrivono all'albo professionale, in quanto chiunque abbia intenzione di commettere reati può contare sulla loro assistenza.
5) Riteniamo pertanto, che la lettera indirizzata ai presidenti delle camere penali italiane, contenga un parere viziato alla radice dalla stessa mancanza di trasversalità politica della quale si accusano gli avvocati che sono "scesi in piazza".
Riteniamo che le Camere Penali, più che soffermarsi su pretestuose ed inesistenti violazioni del codice deontologico, dovrebbe invero prendere concrete iniziative a tutela del libero esercizio della professione forense, che a Genova e stata seriamente posta in discussione. Si cita per tutte il differimento generalizzato e sistematico dei colloqui tra gli avvocati e i loro assistiti fino al momento dell'ingresso in carcere, che suscita più di un fondato dubbio di legittimità, il divieto di visita imposto agli avvocati nei confronti di detenuti trattenuti negli ospedali, il divieto di assistere alle perquisizioni nei confronti degli avvocati legittimamente nominati, le lesioni, le percosse, le minacce e le ingiurie di cui sono stati fatti oggetto gli avvocati (e non solo loro), da parte delle forze dell'ordine nei giorni del 19, 20, 21 Luglio.
Riteniamo infine che il garantismo non debba essere interpretato a senso unico, e che dunque debba essere coerentemente esteso a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto essi appartengano al novero di coloro che rappresentano i poteri forti dello stato e dell'economia, o piuttosto siano ragazzi e ragazze, lavoratori, persone anziane, studenti, che riescono a contare solo quando "scendono in piazza" in grande numero, e che non possono solo per questo essere oggetto di una violenza brutale da parte delle forze dell'ordine.
Con l'augurio di una piena reale, efficace trasversalità politica della categoria forense, e di una piena manifestazione della libertà di pensiero di tutti noi, che siamo oltre che avvocati cittadini italiani, ed europei, con tutto il bagaglio normativo e culturale che ne consegue,
porgiamo i nostri migliori saluti.
Alleghiamo lettera di adesione al GSF dell'Associazione Giuristi Democratici.

1. Avv. Monica Ballardini
2. Avv. Alessandra Ballerini
3. Avv. Stefano Bigliazzi
4. Giorgio Bonamassa
5. Avv. Paola Bosca
6. Avv. Lavinia Botto
7. Avv. Roberto Brizio
8. avv. Desi Bruno
9. Avv. Roberto Carapelle
10. Avv. Roberto Caranzano
11. Avv. Raffaele Caruso
12. Avv. Mariella Console
13. Avv. Romano Console
14. Avv. Maurizio Cossa
15. Avv. Simonetta Crisci
16. Avv. Roberto Carapelle
17. Avv. Susanna Cattini
18. Avv. Fausto Gianelli
19. Avv. Sveva Insabato
20. Avv. Roberto La Macchia
21. Avv. Roberto Lamma
22. Avv. Maurizio La Matina
23. Avv. Roberta Marconi
24. Avv. Silvio Massinetti
25. Avv. Ezio Menzione,
26. Avv. Federico Micali
27. Avv. Raffaele Miraglia
28. Avv. Claudio Novaro
29. Avv. Gilberto Pagani
30. Avv. Riccardo Passeggi
31. Avv. Massimo Pastore
32. Avv. Emilio Robotti
33. Avv. Dario Rossi
34. Avv. Emanuele Tambuscio
35. Avv. Laura Tartarini
36. Avv. Fabio Taddei
37. Avv. Marco Vano
38. Avv. Nicola Vetrano
Il documento della Giunta dell'UCPI 12.09.01
Per completezza pubblichiamo la delibera sopra criticata e che fu poi sostanzialmente bocciata dalle Camere Penali italiane


Dal Sito Ufficiale della Unione Camere Penali Italiane
UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE

Via Margutta 17 (00187) Roma Tel: 06/3207040 Fax: 06/32500588
E.mail: camerepenali@libero.it - Internet : www.camerepenali.it




Ai Presidenti delle Camere Penali Italiane



Le incidenti trasformazioni sociali con il procedere dell'unione europea, le aggregazioni anche internazionali di gruppi economici, la necessità di fornire uffici legali articolati nei vari settori, le iniziative di associazioni di volontariato che in certi settori intendono promuovere servizi legali spesso gratuiti, le iniziative di Enti pubblici, tenuti contrattualmente, ed a determinate condizioni, a rimborsare ai loro dipendenti le spese legali, di reperire preventivamente avvocati disponibili ad impegnarsi con convenzioni ad applicare i minimi tariffari, sono fenomeni e realtà che inducono ad una attenta e approfondita analisi del ruolo degli avvocati penalisti in questo nuovo contesto sociale.
Questi sintomi rilevatori della necessità di individuare una adeguata, costruttiva ed aggiornata risposta dell'avvocatura, determinano per i penalisti notevoli problemi, soprattutto di ordine deontologico.
Il problema si è posto in tutta la sua rilevanza in occasione dei disordini verificatisi a Genova durante il G8.
Numerosi penalisti hanno aderito all'invito fatto dal Coordinamento legali Genoa Social Forum di recarsi a Genova, munirsi di una maglietta gialla ed adesivo con la scritta "Avvocato-Lawyer", rendersi gratuitamente disponibili a scendere in piazza con i manifestanti per rendere la loro opera come difensori oppure come osservatori o testimoni degli eventuali abusi delle forze dell'ordine.
Dopo i tragici eventi si è costituito in via permanente un Ufficio legale Genoa Social Forum, al quale, secondo notizie di stampa, avrebbero aderito 300 penalisti.
Sempre secondo notizie di stampa, anche i sindacati della polizia avrebbero organizzato un loro ufficio legale
Non si intende contestare agli avvocati che sono scesi in piazza a Genova il loro diritto ad aderire alla contestazione del G8 ; si rileva tuttavia che si sia realizzata una pericolosa commistione fra posizioni politiche e attività difensiva.
Si tratta di un aspetto deontologico che necessita di adeguati approfondimenti al fine di metterne in evidenza l'incidenza sui principi stessi che regolano l'attività del difensore.
Sembra banale ricordare che l'avvocato penalista difende solo l'imputato: non può strumentalizzare la difesa dell'imputato alla tutela di altri interessi quali quelli relativi a gruppi di potere, associazioni, ideologie, problematiche sociali, fenomeni criminali; se cosi opera tradisce la sua funzione difensiva per condizionarla a interessi diversi da quelli dell'imputato.
L'Unione delle Camere penali costituisce l'esaltazione di questo principio perché, soltanto con riferimento ai principi che presiedono all'attività difensiva, è stato possibile costruire una unitarietà e convergenza di intenti tra tutti i penalisti italiani.
Posto che dichiarare la disponibilità alla difesa gratuita di chi ha già manifestato l'intento di commettere reati, ed ad essere testimone interessato e parziale, potrebbe comportare una corresponsabilità penale nei fatti successivamente accaduti, i penalisti che usino la difesa dei singoli per sostenere una posizione politica o tutelare interessi di settore violano il più rilevante principio deontologico che sottrae la difesa ad ogni interesse diverso da quelli dell'imputato.
Con tale comportamento si aggredisce quel patrimonio giuridico, morale e deontologico del difensore per il quale l'Unione si batte da decenni e per la cui difesa si è impegnata in tutti i congressi; non solo, costituiscono un pericolo di disgregazione fomentato dalle contrapposte posizioni politiche.
In altri termini si viene meno ai principi deontologici che presiedono alla funzione difensiva: è stata sempre rivendicata per il difensore da parte dell'Unione delle Camere Penali la sua totale libertà sia nel momento in cui accetta il mandato difensivo, sia successivamente nell'effettivo esercizio dell'attività difensiva.
Legarsi ed impegnarsi ad assumere incarichi riconducibili all'interesse di coloro che hanno organizzato l'Ufficio legale, si traduce in un condizionamento che viola anche il dovere di indipendenza del difensore ( cfr. articolo 10 del codice deontologico forense )
La Giunta, mentre si impegna a monitorare i più rilevanti sintomi delle devianze della mutazione genetica del penalista, invita le Camere Penali a promuovere un approfondito dibattito sul tema, essenziale per preservare la nostra associazione dal venire meno di quella trasversalità politica che ne ha sempre contraddistinto l'attività e l'esistenza stessa.


Roma 12 settembre 2001


IL SEGRETARIO Domenico Battista
IL PRESIDENTE Giuseppe Frigo