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Appello per la libertà dei movimenti
Redazione 22 luglio 2005 4:33
Il seguente documento è stato approvato dalla rete "Libertà di movimento", della quale i giuristi democratici fanno parte unitamente a varie organizzazioni sociali e politiche. Su tale base sono state già realizzate importanti iniziative di dibattito e mobilitazione a Roma, Bologna, Napoli, Campobasso e altrove.

APPELLO PER LA LIBERTA' DEI MOVIMENTI E IL GARANTISMO SOCIALE

Sono oltre ottomila le persone che, in varie città italiane, sono oggi sottoposte a procedimento penale per aver rivendicato la soddisfazione dei propri diritti e il rispetto di fondamentali principi normativi dell'ordine interno ed internazionale, quali il ripudio della guerra e l'avversione ad ogni forma di razzismo.

Si tratta, più in dettaglio:

- dei 4.450 tranvieri denunciati per aver esercitato il diritto allo sciopero previsto dall'art. 40 della Costituzione;

- dei 310 lavoratori precari (forestali e LSU) denunciati per aver fatto valere il proprio diritto al lavoro, ai sensi dell'art. 4 della Costituzione;

- dei 40 operai della Thyssen-Krupp e cittadini di Terni denunciati per blocco stradale per essersi opposti alla chiusura dello stabilimento;

- degli oltre 250 operai della Fiat di Termini Imerese e Cassino e dei 120 operai dell'Alfa di Arese denunciati per blocco stradale, ferroviario e manifestazione non autorizzata per aver difeso il proprio posto di lavoro;

- dei 45 dipendenti dell'Alitalia denunciati per interruzione di pubblico servizio e danneggiamento per aver difeso la propria azienda e il proprio posto di lavoro;

- degli 800 disoccupati napoletani denunciati per associazione a delinquere e altri reati per aver esercitato il proprio diritto ad organizzarsi per il lavoro;

- delle 328 persone denunciate per blocco, danneggiamento e resistenza a seguito di iniziative per la difesa del territorio da discariche nucleari come a Scanzano, o di altro tipo come ad Acerra e altrove;

- delle 500 persone denunciate per le manifestazioni contro la guerra e le iniziative di blocco nonviolento dei convogli ferroviari bellici;

- delle oltre 410 persone denunciate per le occupazioni delle case, 10 delle quali sono state già condannate a 18 mesi di carcere;

- delle 264 persone denunciate per proteste contro i Centri di permanenza temporanea e favore dei diritti dei migranti;

- delle 577 persone denunciate per mobilitazioni antifasciste;

- delle 282 persone denunciate nel corso di mobilitazioni studentesche a difesa del diritto allo studio;

- delle 102 persone denunciate per iniziative dimostrative contro il carovita ed imputate per tale motivo di reati come rapina aggravata ed estorsione;

- delle 218 persone denunciate e sottoposte a procedimento penale per le grandi manifestazioni tenutesi a Napoli nella primavera 2001 e a Genova nell'estate di quell'anno contro il G8, nonché di quelle, che con criterio piuttosto arbitrario, sono state accusate, a Cosenza e a Taranto, di far parte di associazioni sovversive in relazione a tali manifestazioni.


La casistica è apparentemente piuttosto varia, sia dal punto di vista delle iniziative incriminate che da quello delle fattispecie penali individuate dagli inquirenti, ma va rinvenuto un preciso filo conduttore che unisce fra loro tutte queste vicende, e che è la volontà, inaccettabile per uno Stato che si definisce democratico, di delegare al diritto penale e alla magistratura penale la soluzione di problemi sociali e politici importanti e complessi.

La dimensione del fenomeno e la qualità delle imputazioni mosse parrebbe in effetti indicare la volontà di taluni settori, ci auguriamo del tutto minoritari, degli apparati preventivi e repressivi e della stessa magistratura di procedere a una vera e propria criminalizzazione di istanze che dovrebbero trovare ben altre sedi e modalità di risposta.

Forme ancora più insidiose assume tale intento laddove esso si spinga ad utilizzare fattispecie, assolutamente inidonee e fuori luogo, di reati associativi.

Il nostro Paese, che è uscito da anni di grave pericolo per le istituzioni democratiche, sconfiggendo ogni forma di terrorismo, interno ed internazionale, ha oggi le carte in regola per superare definitivamente tali impostazioni superate e pericolose, affermando in pieno le regole dello Stato di diritto anche e soprattutto in rapporto alle forme di conflitto sociale che trovano un'espressione democratica, pacifica e di massa.

Non può non essere rilevato, da tale punto di vista, il rapporto tra le lotte in questione e la realizzazione di grandi principi previsti dall'ordinamento interno e internazionale, come

- la necessità di mettere definitivamente fuori dalla storia la guerra (art. 11 della Costituzione italiana, preambolo e art. 2, par. 4, della Carta delle Nazioni Unite) e il razzismo (art. 3 della Costituzione italiana, art. II, 81 del Trattato costituzionale europeo; Convenzioni stipulate sotto gli auspici del Consiglio d'Europa e delle Nazioni Unite);

- i fondamentali diritti sociali, economici e culturali al lavoro (art. 4 della Costituzione italiana, art. II, 75 del Trattato costituzionale europeo; art. 6 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali), alla casa (art. 47 Costituzione; art. 11 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, alla salute e all'ambiente (artt. II, 95 e II. 97 del Trattato costituzionale europeo; art. 12 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali);

- l'altrettanto fondamentale diritto alla coalizione, organizzazione e lotta sindacale (artt. 39, 40 della Costituzione, Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, art. II,88 del Trattato costituzionale europeo; art. 8 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali; numerose convenzioni e raccomandazioni dell'Organizzazione internazionale del lavoro).


Molto si è parlato in Italia negli ultimi anni, di garantismo. Spesso però lo si è fatto abbastanza a vanvera e per promuovere e tutelare i diritti di ristrette minoranze e discutibili prassi, purtroppo ancora diffuse, che antepongono interessi privati al conseguimento del bene pubblico.

Riteniamo invece che il miglior modo di restituire a tale concetto il suo valore effettivo ed originario e la sua potenzialità positiva, sia di coniugarlo in relazione alle lotte per la realizzazione dei principi di uguaglianza e di giustizia sociale.

In un'ottica effettivamente e genuinamente democratica, le istanze, sia ideali che materiali, di interesse generale, espresse dai settori e movimenti sociali, non devono essere represse e criminalizzate; esse al contrario devono costituire l'alimento della dialettica democratica e spronare le istituzioni e la società a conseguire nuovi obiettivi e traguardi, migliorando la qualità della convivenza civile.

Solo in tal modo sarà possibile, dando vita a una nuova stagione di contrattazione sociale e di pacifico sviluppo delle lotte sociali e democratiche, pervenire a una maggiore realizzazione dei principi fondamentali della nostra Costituzione, che coincidono con quelli dell'ordinamento internazionale ed europeo.

Proponiamo di conseguenza la costituzione di una Consulta permanente per la libertà dei movimenti e il garantismo sociale che operi contro la rilevata e perniciosa tendenza alla criminalizzazione delle lotte.

Obiettivo di tale Consulta sarà quello di dar vita a

- un osservatorio permanente sui processi in corso;

- la garanzia del diritto alla difesa e al giusto processo per tutti gli accusati;

- la promozione di iniziative legislative per la messa a punto di esimenti e attenuanti per i reati motivati da istanze sociali:

- la promozione di iniziative di amnistia e indulto per tali reati e più in generale.

Roma, 7 maggio 2005