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Referendum e legge elettorale
Redazione 3 gennaio 2017 8:27
La recente conclusione della lunga e durissima battaglia referendaria merita, da parte della nostra Associazione, un momento di riflessione ulteriore.

 

Dobbiamo prendere atto con soddisfazione che l’impegno che i GD hanno messo nel sostenere la campagna per il NO ha prodotto effetti e risultati significativi, se solo si pensa che il nostro sintetico appello lanciato pochi giorni prima del voto è stato letto sul web da un numero rilevante di cittadini, oltre 5000 e che la nostra presenza è stata richiesta da numerosissimi comitati per il NO (che al termine della campagna referendaria sono giunti al numero di circa 750!).

Dunque, si è trattato di un impegno che ha dato risultati concreti, pur in una situazione in cui, benchè l’Associazione avesse dato da subito la sua adesione al Comitato Nazionale per il NO, vi era una parte dei nostri iscritti che nutriva dubbi sulla scelta, in ragione delle prospettive politiche ed economiche che la vittoria del NO avrebbe aperto.

Crediamo che quanto sta accadendo stia dimostrando come non vi sia stato alcun terremoto economico, né alcun significativo cambiamento nel quadro politico.

Ciò che è indubbio è che abbiamo contribuito a lasciare ai cittadini ed ai nostri figli una Costituzione che, se non è la più bella del mondo (ma certo ci si avvicina), certamente è fondata su valori universali di tutela dei diritti dei cittadini.

Come abbiamo sempre affermato in questi mesi, l’esito del referendum non sta certo a significare che la Costituzione non possa essere modificata: anzi, essa può e deve essere modificata in relazione a quelle parti che ad oggi non hanno trovato attuazione concreta, quali il diritto al lavoro o il diritto alla salute o la rappresentanza sindacale.

Abbiamo contribuito a dimostrare come qualsiasi riforma costituzionale non possa essere imposta a colpi di maggioranza, ma debba essere il frutto di una scelta il più possibile condivisa.

Ma il nostro compito certo non si esaurisce qui: ora si tratta di proseguire la battaglia nel tentativo di riportare la nostra Repubblica ad un pieno rispetto di quei valori di democrazia che non possono che essere garantiti da una piena rappresentatività degli eletti al Parlamento.

Quando parlavamo di “combinato disposto di legge di riforma costituzionale e legge elettorale” avevamo proprio riferimento a ciò: se fosse passato il principio che era sufficiente la maggioranza del momento per modificare (a proprio vantaggio, ovviamente), la Costituzione, sarebbe stato impossibile per l’opposizione, destinata dall’Italicum ad un mero ruolo di tribuna, opporsi alle modifiche costituzionali; ora che quel pericolo è stato evitato, non dobbiamo arrestarci, ma dobbiamo tendere ad un sistema elettorale che sia veramente espressione della volontà dei cittadini, e non a caso, il Comitato per il NO al referendum, si è trasformato in un Comitato per la Costituzione, con un obiettivo assai più ampio, non solo di difesa della Carta, ma anche di sua applicazione per le parti ad oggi inattuate.

Su questo tema, come si sa, abbiamo contribuito alla presentazione dei ricorsi contro l’Italicum alla Corte Costituzionale (che non sono stati presentati dal Movimento 5 Stelle, come da alcune parti si sostiene, ma da gruppi di cittadini,tra cui anche alcuni parlamentari 5 Stelle, a ciò spronati a ciò da un gruppo di avvocati autodefinitisi “antiitalicum”), che deciderà sull’illegittimità costituzionale di quella legge all’udienza del 24 gennaio, in cui anche noi daremo il nostro contributo.

Occorre, dunque, attendere quel giudizio, nella speranza che esso determini, in tutto o in parte, la caducazione della legge.

Nella sperata ipotesi di una sua abolizione, occorrerà, poi, muoversi nella ricerca di un sistema elettorale che garantisca il rispetto del principio della rappresentatività degli eletti, che non può certo essere sacrificato in nome del principio della governabilità.

I GD hanno da sempre espresso posizioni tendenzialmente proporzionalistiche, ma occorrerà tenere conto non solo di quanto statuirà la Corte Costituzionale sull’Italicum, ma anche di quanto già statuito dalla Corte con riferimento al Porcellum con la sentenza n. 1/2014 in cui esiste un riferimento alla governabilità come correttivo del criterio proporzionale puro, correttivo che, però, deve essere il più ridotto possibile.

A queste considerazioni si affianca, in questi giorni, la proposta del PD di ritorno al cd. Mattarellum, sistema maggioritario con correzione proporzionalistica, che presenta, tra l’altro, un ulteriore problema, rappresentato dal fatto che le candidature singole nei collegi uninominali vengono decise dai vertici dei partiti, tornando, così, ad un Parlamento costituito tutto da nominati, anche se convalidati dal voto degli elettori (a meno che non si pensi ad introdurre un sistema di elezioni primarie in tutti i collegi).

Insomma, si tratta di questioni assai delicate e ci si chiede come si possa anche solo proporre di andare al voto in tempi stretti, come se fosse possibile approvare in qualche mese una nuova legge elettorale in assenza di un minimo di accordo tra le forze politiche; l’alternativa sarebbe andare al voto con la legge elettorale risultante dalla sentenza della Corte Costituzionale che però sarebbe applicabile solo alla Camera dei Deputati e con il cd. Consultellum, per il Senato, vale a dire la legge di risulta dopo l’abrogazione del Porcellum.

La complessità della materia ed il nostro ruolo di esperti in campo giuridico ci spinge a mobilitarci per fare opera di chiarezza prima di tutto al nostro interno e poi nei confronti dei cittadini, con la finalità di informare su questioni assai complesse sotto il profilo tecnico e delle loro ricadute concrete sulla collettività, organizzando momenti di dibattito, di approfondimento e di informazione.

Ma la nostra attività, in questo periodo, non può arrestarsi a questo pur fondamentale impegno: abbiamo davanti a noi, nell’ipotesi che la Corte Costituzionale dia l’avallo alla loro proponibilità, una nuova questione referendaria, quella costituita dai tre quesiti sul Jobs Act, che presenta aspetti di particolare rilevanza per i cittadini lavoratori.

Non dimentichiamo che quei referendum, se ammessi, trattandosi di referendum abrogativi, necessiteranno del raggiungimento del quorum, perché il loro risultato sia valido.

Su questo aspetto intendiamo proporre alle forze politiche e sindacali, una volta che i referendum sulla questione siano stati ammessi, un momento di confronto e dibattito che faccia il punto sulla situazione dei diritti nel campo del lavoro in Italia.

Insomma, certamente il lavoro non ci mancherà! Continuiamo la nostra mobilitazione ed il nostro impegno in difesa dei valori costituzionali.

Torino-Padova-Bologna-Roma-Napoli 03 gennaio 2017

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI