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Intervento del Presidente dei G.D. Roberto Lamacchia all'Assemblea di Magistratura Democratica
Redazione 13 marzo 2019 18:1
Pubblichiamo il testo dell'intervento tenuto all'Assemblea nazionale di Magistratura Democratica, svoltasi a Roma il 2 e 3 marzo scorsi

ASSEMBLEA MAGISTRATURA DEMOCRATICA

Roma, 2 marzo 2019

Intervento dell'Avv. Roberto Lamacchia, Presidente dell'Associazione Nazionale Giuristi Democratici


Sono qui nella veste di Presidente dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici e anche, ovviamente, a titolo personale.
Ho perso il conto del numero di congressi di MD cui ho partecipato, devo dire sempre, meglio, quasi sempre, condividendone i contenuti e ciò sulla base di un comune sentire in tema di difesa dei diritti, soprattutto dei soggetti meno tutelati. Intendo dire che la sensibilità espressa da MD sui temi che stanno più a cuore ai Giuristi
Democratici ci consente di muoverci in sintonia in numerose battaglie su quei temi e a tutela di quei diritti minacciati o inattuati. In altri termini, chi si riconosce nella Carta Costituzionale come i GD e come MD (mi ha colpito la frase contenuta in una delle mozioni congressuali, quella della sezione Liguria che afferma “l’autonomia e l’indipendenza della magistratura hanno un solo colore: quello della Costituzione”) non può che sentirsi impegnato anche personalmente su questi fronti.
L’esistenza di un comune terreno di azione su molti temi mi porta ad affrontare la questione, sempre spinosa, del rapporto Avvocatura-Magistratura: da sempre sostengo che l’obiettivo primario cui tutti dovremmo tendere è la realizzazione di una comune cultura della giurisdizione tra Avvocatura e Magistratura, con un dialogo continuo che coinvolga anche l’Accademia; da una simile impostazione che crei presupposti condivisi, non potrebbe che derivare una più agevole collaborazione tra le parti, ovviamente nel pieno rispetto dei ruoli e dell’autonomia di ciascuno.
Viceversa, ci si è avviati verso una strada di contrapposizione che ha irrigidito le posizioni non certo a vantaggio dei cittadini. Certo, non tutta la Magistratura è omogenea, così come non lo è tutta l’Avvocatura ed è per questo che ravviso nella comune battaglia su alcuni temi una vicinanza di posizioni tra MD e GD che potrebbe portare ad una più proficua ed efficace collaborazione.
Da anni proponiamo un tavolo di discussione sui mali della giustizia e sui rimedi attuabili, che non si fossilizzi sulla estenuante questione della richiesta di una separazione delle carriere in Magistratura come antidoto ad ogni male o sulla responsabilità degli Avvocati, visti come colpevoli del cattivo funzionamento della macchina giudiziaria, come ha recentemente sostenuto un autorevole esponente nel CSM di altra associazione di magistrati.
Per questo, condivido la eccellente ed esauriente relazione di Maria Rosa Guglielmi, in particolare con riferimento alla necessità di riaprire un dialogo con Avvocatura e Accademia.
Ma anche tutti gli altri temi approfonditi nella relazione mi paiono condivisibili, laddove trattano questioni attinenti alla difesa dei diritti ed alle garanzie: dal diritto del lavoro, alle questioni di genere, alla difesa dei valori costituzionali e dei diritti umani, all’esigenza di un processo penale rispettoso dei diritti dell’imputato.
Credo che il momento storico e politico che stiamo vivendo sia estremamente drammatico e inimmaginabile, solo fino a pochi anni fa e dunque occorre il massimo impegno da parte di tutti i sinceri democratici per tutelare il patrimonio di valori comuni fondati sull’uguaglianza, sulla dignità e sulla solidarietà.
Abbiamo superato, grazie ad un grandioso risultato elettorale referendario del 2016, il rischio di vedere intaccati quei valori costituzionali, ci siamo battuti con successo per la declaratoria di illegittimità costituzionale della legge elettorale Italicum, ma oggi il problema si ripropone con la presentazione di disegni di legge di riforma costituzionale che, stanti le attuali corpose maggioranze, potrebbero addirittura essere sottratti al giudizio referendario dei cittadini. Ed allora, anche oggi il principale obiettivo che dovremo raggiungere sarà quello di scongiurare riforme costituzionali che ledano, direttamente o surrettiziamente, i principi posti a base di una Costituzione nata dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo.
Dunque, il primo obiettivo non può che essere quello della difesa della Costituzione che non deve essere modificata nei suoi principi fondamentali e che, anzi, deve essere attuata anche in quelle parti rimaste irrealizzate.

Stante il limitato tempo a mia disposizione non posso che accennare sommariamente agli altri aspetti che richiedono un’azione comune delle parti progressiste di Avvocatura e Magistratura. 
Il primo di questi mi pare il diritto del lavoro, sia sostanziale che processuale. Chi, come me, ha avuto modo di vivere la fase felice, per questo tema, degli anni settanta, fatica ad accettare la radicale trasformazione che è avvenuta in questi anni e che ha trasformato quel diritto al lavoro su cui è fondata la nostra Costituzione, in una merce sottoposta alle regole del mercato, con conseguente progressivo affossamento dei diritti dei più deboli, necessariamente soccombenti; tutto ciò è avvenuto attraverso una strisciante ed abile operazione di convincimento graduale dell’opinione pubblica, con la complicità, a volte incosciente, altre volte voluta, delle forze politiche e sindacali di sinistra, operazione che ha reso accettabile ed accettato il fatto che la precarietà, come trasformazione della flessibilità, sia un fenomeno ineluttabile, anzi, auspicato dalle giovani generazioni che amano poter scegliere, dopo aver provato più esperienze lavorative! Ricordo un documento di MD al congresso del 2009 in cui si affermava con preoccupazione “A partire dal 2008 la legislazione del lavoro ha subito una forte accelerazione in termini quantitativi ed in direzione univoca, molto concentrata sulle esigenze dell’economia e poco attenta ai diritti dei lavoratori”.
Ora, il Jobs Act ha definitivamente reso chiaro come sia ormai superato il principio secondo cui il rapporto a tempo indeterminato costituisce la regola e quello a tempo determinato l’eccezione e la tutela reale contro il licenziamento illegittimo è stata resa assolutamente marginale; a ciò si è poi aggiunto il fenomeno della Gig Economy con rapporti di lavoro di dubbio inquadramento, come dimostrato dalle recenti pronunce sui riders.
Anche il processo del lavoro ha subito sorte analoga, soprattutto sotto il profilo dell’ormai dimenticata disparità delle parti nel processo, con lenta trasformazione del rito in rito civile ordinario e ciò, curiosamente, nel momento in cui molti studiosi scoprono la validità del rito del lavoro di cui si propone l’estensione agli altri processi civili!
Occorre, in simili situazioni, mantenere alta l’attenzione al rispetto, in ogni caso, dei principi costituzionali, sollevando, quando ciò appare consentito, questioni di illegittimità costituzionale.
Una battaglia che sicuramente ci vede uniti è poi quella per il rispetto dei diritti umani e ciò sia con riguardo alla situazione degli immigrati in Italia (i casi Sea Watch e Diciotti sono ben presenti a tutti), sia con riferimento ai processi con violazione dei diritti umani che si celebrano in altre paesi d’Europa ed in cui Medel, così come i GD nella loro versione internazionale IADL, sono sempre stati presenti.
L’esplodere, poi, di rigurgiti nazifascisti ed il diffondersi di atteggiamenti e comportamenti apertamente razzisti impone anche su questo terreno ferme prese di posizione ed ancora una volta il richiamo allo spirito antifascista della Carta Costituzionale.
Infine, non possiamo dimenticare tra i campi di necessario intervento e di possibile collaborazione le norme in materia di sicurezza, di cui al c.d. Decreto Salvini e quello sulla legittima difesa (che marcia spedito verso l’approvazione, nonostante esso confligga con il sistema e la tavola dei valori costituzionali ) per evitare che il nostro Stato si trasformi in una sorta di Far West, ove la forza prevale e le regole vengono accantonate come inutili orpelli e coloro che le violano (come Peveri condannato omaggiato dal Ministro Salvini) sono rappresentati come eroi e vittime del sistema.
Dunque, non ci mancano certo i campi di intervento e la vastità degli argomenti impone, a mio giudizio, una più stretta collaborazione tra tutte le forze genuinamente democratiche; occorre predisporre percorsi formativi per i cittadini che promuova una cultura giuridica fondata sui principi costituzionali; se così è, allora, a maggior ragione, MD deve continuare a vivere così come è, per preservare intatte quelle ragioni, quegli ideali, quelle passioni che hanno caratterizzato negli anni quella che Livio Pepino definiva “l’eresia di MD”.
Buon lavoro, reciproci auguri di sopravvivenza e arrivederci al prossimo Congresso!