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L'Associazione Nazionale Giuristi Democratici aderisce al No Berlusconi-Day 2 di sabato 2 ottobre
Redazione 30 settembre 2010 14:8
Mai come con il governo Berlusconi la nostra Costituzione e le principali leggi conquistate dal movimento dei lavoratori sono state messe così pesantemente in discussione.
Per questo è di fondamentale importanza collaborare alla costruzione del più ampio fronte possibile di opposizione ad ogni tentativo di destabilizzazione istituzionale.

La manifestazione, che si terrà a Roma, partirà alle ore 14.00 da Piazza della Repubblica e terminerà a P.zza S. Giovanni, dove è stato allestito il palco per gli interventi.

Per l'Associazione Nazionale Giuristi Democratici prenderà la parola l'avv. Cesare Antetomaso, portavoce dei Giuristi Democratici di Roma.

L'Associazione Nazionale Giuristi Democratici aderisce al No Berlusconi-Day 2 di sabato 2 ottobre.
La piattaforma programmatica alla base della manifestazione risulta pienamente condivisibile. Mai come con il governo Berlusconi, infatti, la nostra Legge fondamentale e le principali leggi conquistate dal movimento dei lavoratori sono state messe così pesantemente in discussione. La nostra associazione, giià autrice del "Manifesto per la democrazia" (consultabile sul sito www.giuristidemocratici.it e che qui di seguito si riproduce) è costantemente impegnata in difesa della Costituzione repubblicana, per l'affermazione e la tutela dei diritti dei più deboli, delle minoranze e delle istanze progressive, dentro e fuori le aule di giustizia. Per questo, riteniamo di fondamentale importanza fermare il sovversivismo in atto delle classi dirigenti e perciò collaborare nella costruzione del più ampio fronte possibile di opposizione a ogni tentativo di destabilizzazione istituzionale.
Torino-Padova-Roma-Napoli-Palermo, 29 settembre 2010

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI





MANIFESTO PER LA DEMOCRAZIA

Stiamo vivendo il momento più drammatico e più basso per la democrazia italiana e per gli assetti istituzionali nati dalla Resistenza.
Ciò che con grande lungimiranza ed impegno i nostri padri costituenti avevano sancito nello strumento costituzionale, ammirevole punto di equilibrio tra posizioni politiche ed ideologiche diverse, ma tutte caratterizzate dalla affermazione dei principi basilari della democrazia, viene oggi trattato dalla maggioranza, e manipolato, come un vecchio attrezzo ideologico superato e da sostituire.
La situazione è resa ancora più pericolosa dalla mancanza di una vera e opposizione alle iniziative del governo Berlusconi, e ciò sia per il divario quantitativo esistente nel Parlamento tra maggioranza e opposizione, sia per la tendenza di quest’ultima a seguire la controparte sul terreno di scontro da questa scelto.
Principi come decisionismo, governabilità, sistema maggioritario vengono acriticamente assunti a parametri cui improntare la riforma complessiva dello Stato, senza tener conto alcuno dei prezzi che l’adozione di tali “riforme” determinerebbe sull’assetto istituzionale, sui diritti dei cittadini, in una parola sulla democrazia.
E’ chiaro a tutti che il massimo di governabilità lo si ottiene con un solo partito! La maggior rapidità nelle decisioni si ottiene con la dittatura!
Ed in effetti, siamo in presenza di una “dittatura della maggioranza” che ricopre con il manto dell’investitura popolare la triste realtà di un progressivo deterioramento dei principi della democrazia: avere vinto le elezioni non autorizza ad apportare mutamenti genetici e strutturali all’impalcatura costituzionale.
Ed invece, si è giunti, persino, a mettere in discussione la tripartizione dei poteri dello Stato, affermando che quello giudiziario non è un potere autonomo, ma un ordine (con tutte le conseguenze che da questa affermazione deriverebbero).
Si attacca la scuola pubblica, cardine della formazione dei cittadini, a vantaggio di una scuola privata che l’apertura di pensiero dei padri costituenti aveva consentito, purchè senza oneri per lo Stato.
Si piccona il diritto al lavoro, in nome di uno svecchiamento della normativa e di un suo adeguamento all’Europa, dimenticando che la nostra Repubblica è “fondata sul lavoro” e che questo principio, fiore all’occhiello del nostro sistema, ha dato origine ad una legislazione sul lavoro caratterizzata dal “favor lavoratoris”; si enfatizza la flessibilità del lavoro, che si traduce, in realtà, in precarietà.
Si piega l’informazione ad un pensiero unico, sovente caratterizzato da superficialità, pressapochismo, individualismo esasperato, spettacolarità.
Si crea un sistema politico-elettorale nel quale vengono azzerate le posizioni dissenzienti dal pensiero dominante, consentendo solo la presenza di un’opposizione poco più che formale; per maggior garanzia, si sottrae la nomina dei parlamentari alla scelta degli elettori e li si indica (e, quindi, li si nomina) con decisione del partito unico, con unico leader.
Per arrivare, infine, all’attacco al sistema giustizia, mascherato dietro una, questa sì, sacrosanta esigenza di maggior celerità nei processi e di una maggior efficienza, cui, però, non si dà risposta con le riforme proposte.
In realtà, ciò che l’attuale maggioranza vuole ottenere è la messa sotto controllo dell’unico settore, rectius potere, che ha opposto resistenza all’ attacco alla democrazia in atto. E’ noto il livore di Berlusconi verso i Magistrati, rei di averlo messo sotto processo; nascono, così, le norme “ad personam” che hanno messo il Premier al sicuro da eventuali sviluppi processuali negativi.
Per maggiore sicurezza, però, è bene evitare che, per il futuro, si possano verificare casi analoghi e, dunque, occorre limitare l’autonomia della Magistratura (in contrasto con l’art. 104 c. 1 Cost.), dividerla tra Giudici e P.M. (con tanti saluti all’art. 107 c. 3 Cost.), portare il P.M. sotto il controllo dell’Esecutivo, ridurre il Giudice a “bocca della legge” per evitare possibili interpretazioni evolutive, costituzionalmente orientate, delle norme; gerarchizzare ancora di più l’ordine giudiziario, in modo che ne sia più agevole il controllo.
Per ancora maggior sicurezza, si vuole eliminare il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, vero baluardo di applicazione concreta del principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost., affidando la scelta dei reati da perseguire prioritariamente a quel Parlamento con quelle caratteristiche che abbiamo sopra descritto, certo non autonomo ed indipendente dall’Esecutivo.
E’ facile immaginare che la scelta si concentrerà sui reati di strada, su quelli nei confronti dei “diversi”, dei poveri, dei non omologati, e ciò anche per accontentare l’opinione pubblica; e così, si crea un circolo vizioso, per cui l’informazione enfatizza il tema dell’insicurezza che, come dimostrano i dati statistici, è più avvertita che reale, l’opinione pubblica chiede a gran voce misure più repressive, il Parlamento ne raccoglie l’istanza e detta criteri di priorità e la Magistratura esegue.
Il quadro, insomma, è disperante e dovrebbe esserlo per tutti coloro che hanno a cuore la tutela dei diritti dei cittadini ed i principi della democrazia; e questo malessere dovrebbe essere rappresentato, a livello politico-istituzionale, dall’opposizione parlamentare, opposizione già di fatto indebolita e ridotta dalla scomparsa di una consistente fetta della sinistra.
Ebbene, l’attuale opposizione, il PD in particolare, si limita a gestire il proprio particolare, a risolvere i propri problemi interni, ad accettare, di fatto, la logica imposta dalla maggioranza ed il percorso che ne scaturisce, senza mai una levata di scudi contro l’attacco generalizzato ai principi costituzionali.
Forse è solo questione di debolezza, forse anche da parte del PD si è accettata la regola che sono i sondaggi d’opinione a dettare le linee della politica; il fatto è che i cittadini democratici sono costretti, se vogliono far sentire la loro voce, a dare vita ad associazioni, gruppi spontanei che sono sorti in questi mesi, sempre più numerosi.
Bisogna, dunque, ripartire dal basso e provare a risvegliare gli ideali della sinistra, ideali sempre vivi, ma resi inefficaci dalla presenza di lacerazioni intestine che inducono ad individuare in colui che ha, pur nello stesso schieramento, posizioni dissonanti, il nemico da combattere: è un male endemico della sinistra, proviamo a sradicarlo.
Ed allora, lanciamo un appello non solo a tutti i cittadini che abbiano a cuore la difesa della Costituzione e i principi della democrazia, ma anche a tutti i partiti della sinistra, organizzazioni sindacali, associazioni per ricercare un percorso unitario che consenta di opporsi al tentativo di destabilizzazione istituzionale in atto.
Torino, 16 febbraio 2009

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI