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 7 pagine  (93 risultati)
In difesa di Ocalan
Redazione 13 novembre 2002 13:6

Il COORDINAMENTO NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI, preso atto delle notizie
allarmanti che il collegio di difesa del Presidente Abdullah Ocalan ha diffuso
in un suo comunicato indirizzato ai giuristi, agli intellettuali e alla società
civile europea, e in coerenza con l'impegno da sempre avuto a sostegno della
giusta lotta del popolo Kurdo, esprime la più ampia e attiva solidarietà con
gli avvocati e i giuristi impegnati in Turchia a difesa dei diritti umani e
delle fondamentali garanzie giuridiche.
A tal fine sottolinea che.
a) permane l'estrema gravità della condotta delle autorità Turche che limitano,
condizionano e apertamente ostacolano i rapporti tra il Presidente Ocalan e i
suoi difensori: Già normalmente limitati ad un'ora di colloquio settimanale, in
condizioni di mancanza di riservatezza, spesso i rapporti vengono interrotti
con ragioni pretestuose: attualmente è da circa sette settimane che gli
avvocati non incontrano il loro assistito. Ragione ufficiale di tale situazione
sarebbero le cattive condizioni atmosferiche, che impedirebbero di raggiungere
la sperduta isola di Imrali. Ovviamente tali condizioni valgono solo per gli
avvocati, ma non per il via vai di militari che raggiungono l'isola normalmente;
b) nonostante l'abolizione della pena di morte, le condizioni di detenzione del
Presidente Ocalan restano durissime, anzi, hanno conosciuto negli ultimi tempi
un ulteriore aggravamento. La disumana condizione di isolamento (unico detenuto
su un'isola a tre ore di nave dalla terraferma, circondato da quattromila
militari) si accompagna a restrizioni e divieti indegni di un paese civile: il
prigioniero può ricevere solo tre giornali, a scelta del direttore del carcere,
può ascoltare solo un canale radio, ed esattamente il canale radio ufficiale
dello stato, non può avere più di tre libri alla volta, non può avere
televisore, non può ricevere (salvo che ciò, come abbiamo visto, non sia
ostacolato dalle autorità) che i propri avvocati per un'ora a settimana e gli
stretti congiunti di primo grado, che sono poi i fratelli, i quali, abitando ad
oltre mille chilometri dal carcere, in realtà riescono ad andare al carcere al
massimo una volta al mese: Inoltre il Presidente Ocalan è sottoposto a
sorveglianza integrale e ininterrotta a mezzo telecamere per 24 ore al giorno,
può godere di una sola ora di aria al giorno, che trascorre in un cortiletto
circondato da mura alte dieci metri, ed infine soffre di problemi respiratori
che le condizioni di detenzione aggravano progressivamente: Il Presidente
Ocalan è oggi il prigioniero più isolato e più sorvegliato al mondo;
c) sebbene nella scorsa estate qualche timido segnale di apertura sia giunto
dalla Turchia, il livello di rispetto e tutela dei diritti umani in quel paese
è ancora ben lontano dagli standard europei: ancora vengono segnalati centinaia
di casi di tortura, di detenzione illegale, di abusi da parte delle forze di
polizia, ancora casi di sparizioni e di omicidi di oppositori politici per mano
di ignoti, di condizioni di detenzioni disumani e degradanti, di processi
svolti in aperta violazione delle garanzie di difesa, di pressioni e
intimidazioni, fino all'arresto e\o alla condanna dei difensori di oppositori
politici, di aperta limitazione della libertà di stampa e di informazione, con
la chiusura di giornali e periodici, il tutto a danno dell'opposizione politica
in generale, ma con particolare rilevanza nei confronti della popolazione Kurda;
d) è convinzione dei Giuristi Democratici Italiani che il rispetto dei diritti
umani e dei diritti nazionali del popolo Kurdo costituisca la prima e più
importante condizione per l'ingresso della Turchia in Europa, oltre che per
l'avvio di un processo di evoluzione democratica in tutto il Medio Oriente. La
civiltà giuridica che noi conosciamo e difendiamo non potrebbe tollerare
condizioni di esercizio del potere giudiziario e di polizia come quelle vigenti
ancora, e purtroppo, in Turchia, né condizioni di detenzione come quelle
vissute dal Presidente Ocalan innanzitutto, ma anche dagli altri 12.000
prigionieri politici kurdi e turchi. Appare perciò assolutamente necessario
continuare ed anzi, rafforzare l'impegno che come giuristi, e come società
civile italiana ed europea abbiamo dimostrato negli ultimi anni a sostegno
della lotta del popolo Kurdo, per una svolta democratica reale e profondo in
Turchia e in Medio Oriente,
e) questa battaglia conosce oggi un passaggio decisivo, che si concentra
proprio attorno alla figura del Presidente Ocalan: occorre necessariamente
riconoscere al Presidente Ocalan il suo ruolo di guida e simbolo della lotta
del popolo Kurdo, e quindi riconoscere che come sono stati atti politici: di
pirateria politica, il suo arresto e la sua condanna, così sarebbe un atto
politico, di giustizia politica, la sua liberazione; essa costituirebbe il
segnale più convincente che davvero una svolta è in atto in Turchia, e che una
svolta in senso democratico è possibile in tutto il Medio Oriente. Per questa
ragione come Giuristi Democratici Italiani appoggiamo con convinzione ogni
sforzo per la liberazione di Abdullah Ocalan, dichiarando la nostra piena
disponibilità a collaborare con chiunque, organismi, singoli, associazioni,
istituzioni, si batte, in Turchia e in Europa, per la libertà del Presidente
Ocalan.
13.11.2002
IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEI GIURISTI DEMOCRATICI


Libertà per Ocalan - Pace in Kurdistan
Il destino di Abdullah Ocalan, simbolo per un ventennio dell'identità e
dell'ansia di riscatto di un popolo negato, è oggi inseparabile dalla speranza
di una soluzione pacifica e democratica della questione kurda in Turchia e in
tutto il Medio Oriente.
E' impensabile l'ingresso della Turchia nell'Unione europea senza un'amnistia
generale per i prigionieri politici, di cui Ocalan è il più rappresentativo e
il più pesantemente isolato dal mondo, e senza un vero dialogo con la
popolazione kurda, di cui Ocalan è il leader riconosciuto non solo in Turchia.
In altri termini, l'incolumità e la libertà di Abdullah Ocalan sono la
condizione fondamentale per il successo della sua proposta di pace e dignità e
per ogni sviluppo positivo per il popolo kurdo e per il popolo turco.
Viceversa, ogni peggioramento della sua situazione rischia di precipitare
nuovamente l'Anatolia in una drammatica guerra civile.
La figura di Ocalan è la chiave di volta della pace e della guerra oggi come
quattro anni fa, quando a Roma chiese asilo per sé e un'iniziativa di pace per
il suo popolo, ed ottenne dalla magistratura il riconoscimento dell'asilo
politico dopo l'illegale sequestro e la condanna a morte in Turchia, poi
commutata nel carcere a vita.
Le forze politiche italiane che, al tempo della permanenza di Ocalan a Roma,
assunsero unanimemente impegni volti a permettere una giusta pace nel Kurdistan
turco, sono portatrici di una particolare responsabilità, anche per aver a suo
tempo dichiarato che avrebbero garantito in ogni caso l'incolumità del leader
kurdo. Questo attribuisce il dovere giuridico di vegliare sull'incolumità e di
rivendicare la liberazione di Abdullah Ocalan, a tutte le forze e le
personalità rappresentative della società italiana una particolare
responsabilità nei confronti di Ocalan e del popolo dell'esodo, che tuttora
guarda all'Italia con fiducia.
Queste responsabilità intendiamo assumerci in prima persona.
La responsabilità di difendere dalla criminalizzazione e dalla rimozione un
processo di liberazione che ha rifondato l'identità negata di un popolo.
La responsabilità di rompere quotidianamente il muro di silenzio che vorrebbe
blindare le mura della cella di Imrali e di tutte le carceri ed i tribunali
speciali.
La responsabilità di difendere ed affermare, insieme al diritto d'asilo degli
esuli kurdi, la loro identità linguistica e culturale e il diritto al ritorno
in sicurezza e democrazia.
La responsabilità di rilanciare quel processo di dialogo e di pace, cui
l'Italia s'impegnò anche con atti parlamentari prima della partenza da Roma di
Abdullah Ocalan.
20 febbraio 2003

Primi firmatari: Tom Benettollo (Arci), avv. Arturo Salerni, avv. Desi Bruno e
Fabio Marcelli (Giuristi democratici), Vincenzo Miliucci (Conf. Cobas), Carmine
Malinconico e Dino Frisullo (Azad), Davide Berruti (Assopace), Fabio Alberti e
Anna Marconi (Un ponte per), Teresa Quattrociocchi (Donne in nero), Luciano
Muhlbauer (Sin-cobas), on. Ramon Mantovani, on. Tiziana Valpiana (PRC), on.
Mauro Bulgarelli (VERDI) on. Giorgio Panettoni (DS), EMP Luisa Morgantini
(PRC), Saviano Giovani ( Centro di solidarietà internazionalista), Emilio
Delmastro (Ass. Pro Natura), avv. Milena Mottalini, Elena Doni, Pucci De
Giovanni, Marco Bersani, Silverio Tomeo, Elisabetta Cassano, Giacinto Giuliani,
Adelaide Gaggio, Sergio Brenna, Don Luigi Ciotti, Nella Ginatempo, Alex
Zanotelli, Antonella Marrone, Piero Bernocchi (Cobas), Sergio Razzore, Flavio
Lotti (Tavola della pace), Vittorio Agnolotto, Gianni Minà,

lettera dei difensori di Ocalan al Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura
ASRIN HUKUK BUROSU
Tel. +90 212 292 95 51/52 Fax. +90 212 292 95 53
Adres: Asmali Mescit Mah. Sehbender Sok. No: 18/3 Tunel
Beyoglu - Istanbul


Al Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura, dei Trattamenti e delle
Pene Disumane e Degradanti


Rapporto d'aggiornamento a riguardo dello stato di salute di Abdullah Ocalan

Il Vostro Comitato già in precedenza, per tre volte, ha visitato e verificato
le condizioni di detenzione del nostro cliente Abdullah Ocalan, che si trova
imprigionato e confinato da solo in una cella nel carcere chiuso di Imrali.

Nelle nostre precedenti relazioni, scritte ed orali, a Voi presentate, abbiamo
tentato di spiegare che il Sig. Ocalan si trova sottoposto a vari trattamenti
ed è tenuto in condizioni che violano la legge sulla discriminazione e il
principio d'eguaglianza e che ciò è una violazione degli standard fondamentali
sui prigionieri e i detenuti.

Vorremmo dichiarare che ancora oggi queste condizioni negative continuano
ugualmente. Inoltre, in aggiunta a questi problemi, dei quali Vi abbiamo
precedentemente informato, vorremmo qui aggiungere un altro problema che è,
secondo l'opinione del nostro cliente ed anche secondo la nostra, di
fondamentale importanza.

Nel suo incontro con i suoi legali, il 6 agosto 2003, il sig. Ocalan ha
dichiarato che i suoi problemi di salute sono diventati ancora più gravi e ci
ha chiesto di prendere delle iniziative riguardo a tale questione.

Come noto, il nostro cliente da quasi 5 anni si trova in regime di isolamento
in una cella ad Imrali. Queste condizioni di isolamento, sotto le quali il
nostro cliente è tenuto, insieme alle condizioni climatiche ed ambientali
dell'isola, gli hanno causato problemi fisici e psicologici. Il nostro cliente
ha parlato dei suoi problemi di salute nel corso dei nostri incontri in tante
date diverse e ha anche dichiarato d'avere bisogno di essere sottoposto ad un
esame complessivo della sua salute. Come suoi avvocati siamo ricorsi alle
istituzioni competenti in Turchia, che sono il Dipartimento della Giustizia, la
Direzione Generale del sistema penitenziario e carcerario e il Procuratore capo
di Bursa, spiegando lo stato di salute del nostro cliente e chiedendo che egli
sia sottoposto a esame da medici specialisti. Comunque, secondo un'attenta
lettura dei rapporti che sono stati inviati alla Corte Europea per i Diritti
Umani, che abbiamo ottenuto anche noi, abbiamo potuto constatare che gli esami
medici cui il nostro cliente è stato sottoposto non consistevano in altro che
nella misurazione della pressione sanguigna, della temperatura e simili e,
visto che il medico aveva avuto soltanto quindici minuti di permesso per
visitare il nostro cliente, gli è stato impossibile definire una diagnosi
corretta o prescrivergli una terapia a lungo termine.

Durante l'ultima visita legali-cliente, che si è tenuta il 6 agosto 2003, egli
ha dichiarato che le sue condizioni di salute stavano segnatamente
deteriorandosi sottolineando la necessità di un intervento urgente. Riteniamo
che sarebbe più appropriato esprimere le richieste e i reclami del Sig. Ocalan
attraverso le sue proprie parole.

"Secondo la prospettiva della salute, le condizioni, fisiche, ambientali e
climatiche di Imrali per il corpo sono molto deterioranti. L'effetto dell'aria
umida è pesante, ho un'angina cronica. Ciò mi causa un'infezione alla gola che
produce uno sfogo. Questo sfogo è peggiorato, specialmente da un anno a questa
parte. Alcune volte ho bisogno di pulirmi questo muco dalla gola ogni minuto.
Uno sfogo liquido interno diventa sempre più consistente. Questo ha causato una
sensazione di bruciore alla lingua e al palato, sto perdendo il mio senso
dell'olfatto, mi lascia senza respiro e mi desta dal sonno. I medici che sono
venuti ad Imrali mi hanno prescritto alcune medicine, le stesse di cui facevo
uso in passato, faccio uso di un tipo di spray nasale che mi da sollievo
temporaneamente, ma che non è efficace nel tempo. Quello di cui sono
effettivamente preoccupato è se questi sintomi sono segni di una malattia
diversa. Ma, potrebbero essere, per esempio, collegati ai polmoni o ai reni?
Sono preoccupato che questi sintomi presto prenderanno un corso pericoloso. Non
credo che sia possibile risolvere le mie condizioni attuali all'interno della
struttura amministrativa di Imrali. A questo proposito, se si considera
l'importanza della mia salute per la Turchia e il popolo kurdo, non credo che i
miei problemi di salute dovrebbero essere ignorati. Per questa ragione credo
che il Comitato contro la tortura del Consiglio d'Europa dovrebbe visitare
l'isola per verificare personalmente le mie condizioni. C'è bisogno di
stabilire se le condizioni di qui siano o non siano conformi agli standard e ai
principi del Comitato. La mia richiesta al Comitato è quella di venire qui con
una squadra di medici, così che io possa essere sottoposto ad un check-up
completa. Da 5 anni sto rimanendo da solo nell'isola di Imrali. Questa squadra
di medici dovrebbe passare 24 ore con me, nella mia camera, per monitorare. Nel
rapporto medico che prepareranno, tenendo in considerazione le condizioni
climatiche e di vita, se io possa o non vivere in queste condizioni, quanto
tempo ancora la mia costituzione corporea potrebbe resistere a queste
condizioni e deve stabilire quanto ancora potrei rimanere qua."

Siamo preoccupati che il più fondamentale dei diritti del nostro assistito, il
diritto a vivere, sia minacciato. È per questo che vogliamo sottolineare
l'importanza a che il Vostro Comitato prenda le precauzioni che mettano sotto
protezione le condizioni di vita e dei problemi di salute del nostro assistito.

Per la serietà con cui il Vostro Comitato da importanza all'argomento, per
fornire condizioni più dettagliate a riguardo delle condizioni di salute e di
vita del nostro assistito, con lo scopo di riferirvi le nostre osservazioni,
ritenendo che sarebbe di beneficio che c'incontrassimo direttamente, chiediamo
un incontro con il Vostro Comitato in una data a Voi conveniente.

Auspicando in una Vostra risposta positiva e augurandoVi buon lavoro, salutiamo
distintamente.

Istanbul, 13 agosto 2003

Avv. Aysel TUGLUK
Avv. Bekir KAYA
Avv. Mahmut SAKAR




Appello del 07.10.2003
Appello per il trasferimento e la tutela dalla vita di Abdullah Ocalan!

Destano continua e crescente preoccupazione le condizioni di salute di Abdullah
Ocalan, recluso ormai da quasi cinque anni nell'isola di Imrali, senza che gli
sia consentito di incontrare i suoi avvocati e senza la possibilità di visite
mediche da parte di sanitari indipendenti.
Sembra anzi di poter affermare che è in atto una spietata strategia volta alla
liquidazione fisica del leader kurdo, come del resto esplicitamente ammesso da
un generale turco durante una riunione a Bruxelles, in una dichiarazione che è
stata ripresa dalla stampa turca.
Se tale scellerata strategia avesse successo si realizzerebbe una vera e
propria catastrofe. Siamo infatti convinti che il destino personale di Ocalan
sia fortemente intrecciato con quello della pace in Turchia e nell'intera
regione medio-orientale. Il contributo che il leader kurdo può offrire appare
estremamente prezioso nel momento in cui si evidenzia il fallimento della
strategia unilateralista degli Stati Uniti e crescono di giorno in giorno le
difficoltà per la pace. Sarebbe drammatica, in tale contesto, una ripresa del
conflitto del Sud-Est della Turchia che deve essere evitata salvaguardando la
vita di Ocalan e con il riconoscimento dei diritti del popolo kurdo e
un'effettiva democratizzazione dell'intera Turchia.
Ciò appare indispensabile per risolvere in modo pacifico la questione kurda e
porre le premesse della pace nell'intera regione, della democrazia in Turchia e
dell'ammissione della stessa nell'Unione europea.
Quest'ultima ha importanti responsabilità. Il dialogo con la Turchia deve
proseguire nella prospettiva dell'ammissione, ma a condizione che rilevanti
avanzamenti siano effettivamente realizzati sulla strada della tutela dei
diritti umani e dell'instaurazione dello Stato di diritto. Non possono essere
tollerati pericolosi arretramenti e reviviscenze di un conflitto che va
superato nella prospettiva del pieno accoglimento dei principi democratici.
Ancora più consistenti, sono, al riguardo, le responsabilità, anche morali,
dell'Italia, Paese che a suo tempo accolse Ocalan e gli concesse, sia pure
tardivamente, asilo politico con una sentenza del Tribunale di Roma. Oggi, che
l'Italia è in prima fila nel caldeggiare l'ammissione della Turchia all'Unione
europea, il suo governo deve chiedere con forza a quello di Ankara il pieno
rispetto dei diritti umani, ivi compresi quelli di Ocalan. Chiediamo inoltre
che sia lo stesso Presidente della Repubblica, in quanto supremo garante
dell'ordine costituzionale e dell'onorabilità del nostro Paese in sede
internazionale, a farsi carico di un passo in questo senso presso il governo
turco.
Ciò, tanto più che il trattamento riservato al leader kurdo, con una detenzione
in isolamento che dura oramai da quasi cinque anni, appare vietato dalle
Convenzioni europee e internazionali applicabili.
In tale prospettiva, chiediamo che una delegazione di avvocati e di medici, con
la partecipazione del Comitato contro la tortura del Consiglio di Europa, possa
recarsi ad Imrali per accertare le condizioni di salute di Ocalan. La visita
del Comitato appare necessaria ed opportuna se si considera che il suo mandato,
stabilito dall'art. 1 della Convenzione europea contro la tortura è quello di
esaminare il trattamento delle persone private della loro libertà al fine di
rafforzare, se necessario, la tutela di tali persone dalla tortura e da
trattamenti o punizioni disumane o degradanti.
Chiediamo inoltre, unendoci all'appello lanciato da Amnesty International e da
altre organizzazioni per la tutela dei diritti umani la fine immediata della
condizione di isolamento di Ocalan e l'adozione di ogni misura volta a
garantirne l'incolumità e la salute.

Primi firmatari:
Avv. Arturo Salerni, Avv. Luigi Saraceni, Avv. Giuliano Pisapia, Avv. Carmine
Malinconico, Avv. Desi Bruno,
Fabio Marcelli e Domenico Gallo (Giuristi democratici), Angela Belli (Ass.
AZAD), Davide Berruti (Associazione per la Pace), Gennaro Migliore,
On. Fausto Bertinotti, On. Ramon Mantovani, On. Elettra Deiana, On. Giovanni
Russo Spena, On. Franco Giordano, On. Graziella Mascia, On. Nichi Vendola,
Sen. Tommaso Sodano, Sen. Luigi Malabarba, Piero Bernocchi (Cobas)

Comunicato 1 settembre 2005
La Turchia scherza col fuoco - Öcalan non ritiene più garantita la sicurezza
della sua vita (Comunicato stampa dello studio legale Asrin Hukuk Bürosu, del
1° settembre 2005)
Dal 1° giugno 2005 gli avvocati di Abdullah Öcalan non hanno più alcun contatto
con il loro assistito; egli rifiuta le visite dei suoi avvocati a seguito
dell'entrata in vigore, proprio in giugno, d'una nuova legge che prevede il
controllo diretto dei colloqui tra legali e assistiti, che avvengono infatti in
presenza di rappresentanti dell'ufficio del pubblico ministero.
Dal 1° giugno solo per quattro volte i familiari hanno avuto la possibilità di
contatto con Abdullah Öcalan; per poterlo vedere i familiari sono stati
obbligati a sottoporsi a umilianti controlli personali. Ulteriori visite sono
state arbitrariamente negate dalle autorità turche. Secondo le affermazioni del
fratello del leader kurdo, risulta ulteriormente inasprita la già dura
condizione d'isolamento di Abdullah Öcalan; egli è, allo stato attuale, alle
mercè delle angherie e delle continue provocazioni degli addetti alla
sorveglianza, per non parlare del fatto che gli avvocati di Öcalan subiscono
restrizioni che limitano le loro possibilità di difenderlo: 12 dei suoi legali,
d'ufficio, sono stati sollevati dall'incarico di difesa; verso altri avvocati
sono stati avviati procedimenti giudiziari ed è stato imposto loro l'ordine di
non espatriare. Inoltre la possibilità per Abdullah Öcalan di prendere aria è
stata limitata a 60 minuti al giorno, il cheha comportato un ulteriore
peggioramento del suo stato di salute. In base alle dichiarazioni di Mehmet
Öcalan si sono ingrossate le cisti tumorali alla testa, si è acuita la sinusite
cronica e sono aumentati notevolmente i disturbi respiratori, a causa delle
infiammazioni croniche alle vie respiratorie. I controlli medici si limitano a
visite superficiali. Inoltre, ci informa il fratello di Öcalan, al leader kurdo
vengono consegnati solo una volta al mese alcuni giornali di vecchia data. Un
altro elemento accresce le preoccupazioni: Öcalan, in conseguenza delle
crescenti provocazioni del personale addetto alla sorveglianza, non ritiene che
sia più garantita la sicurezza della sua esistenza.
L'iniziativa internazionale di pace è del parere che tali minacce alla vita di
Öcalan potrebbero condurre a conseguenze non prevedibili, nell'ambito del
conflitto turco-kurdo. Ad ogni modo, la situazione di tensione nei territori
kurdi di Turchia non concede alcuno spazio all'ottimismo. Recentemente il Primo
Ministro turco Erdogan aveva di fatto riconosciuto la Questione Kurda, dopo che
erano ripresi gli scontri tra guerriglieri kurdi e unità dell'esercito turco. In
conseguenza di tale riconoscimento, la parte kurda aveva proclamato un mese di
tregua, ma si è trattato di una proposta bruscamente rigettata dai militari
turchi. Al gesto di buona volontà da parte kurda è seguito come risposta
l'incremento delle operazioni militari dell'esercito turco. Assemblee pacifiche
di civili kurdi, che chiedevano di riavere i corpi di guerriglieri kurdi uccisi
nel corso di operazioni militari, sono state sciolte, da parte delle forze di
sicurezza turche, ricorrendo alla violenza: ciò ha causato altre vittime e
ulteriori feriti.
Per impedire una escalation del conflitto occorre un impegno della comunità
internazionale. L'Unione Europea può assumere un ruolo importante, visto che è
difficile immaginare la futura appartenenza all'UE stessa di un Paese che
sistematicamente viola i diritti umani; anche il Consiglio d'Europa e il
relativo Consiglio dei Ministri non possono rimanere a guardare, limitandosi a
osservare le sistematiche violazioni della Convenzione Europea per i Diritti
Umani, senza tuttavia far nulla. Occorre spingere la Turchia ad assumere un
atteggiamento costruttivo riguardo alla Questione Kurda. Un primo passo potrebbe
consistere nel richiedere alle autorità turche un miglioramento delle condizioni
di detenzione di Abdullah Öcalan.
Si al Dialogo - No alla Violenza!
Immediata abolizione delle condizioni detentive in isolamento di Abdullah
Öcalan!