MANAGE
CERCA
Altro in Internazionali
Viaggio in Turchia 2001
Appello per Leyla Zana
 7 pagine  (92 risultati)
Si fermi subito l'aggressione turca alla Siria, intervenga l'Onu e l'Italia sostenga il governo regionale della Rojava
Redazione 15 ottobre 2019 19:50
Comunicato stampa
Il mondo sta assistendo, quasi impassibile, a un autentico crimine di guerra su vasta scala perpetrato dalla Turchia nei confronti della popolazione curda della Siria nord-orientale, che ha concorso con sacrifici di molte vite umane alla sconfitta del califfato Isis.
 
Sembra quasi impossibile che, a 70 anni dalla fondazione dell'ONU, il cui scopo precipuo dovrebbe, o avrebbe dovuto essere, quello di intervento "volto a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e alle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà", con ciò impegnandosi a "Mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ed a questo fine: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici, ed in conformità ai princìpi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace", ci si debba trovare in una situazione in cui uno Stato, tra l'altro membro della Nato, invade impunemente un altro Stato indipendente, come la Siria, adducendo pretestuosamente ragioni di sicurezza dei propri confini per eliminare fisicamente la popolazione curda, considerata nemica del governo turco e fonte di possibile contagio per la popolazione curda all'interno della Turchia.
 
In una simile situazione ci si attenderebbe un immediato intervento delle Nazioni Unite, tramite riunione del Consiglio di Sicurezza in base all'art. 24 dello Statuto ONU che recita: "Al fine di assicurare un'azione pronta ed efficace da parte delle Nazioni Unite, i Membri conferiscono al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, e riconoscono che il Consiglio di Sicurezza, nell'adempiere i suoi compiti inerenti a tale responsabilità, agisce in loro nome”, così da intimare alla Turchia di cessare immediatamente le ostilità, anzi l'aggressione, nei confronti della popolazione curda.
 
Invece, nulla di tutto ciò succede: alcuni Stati, per vero, chiedono che cessi la fornitura di armi alla Turchia, decisione certamente utile, ma pro futuro; altri si limitano a chiedere autonomamente che la Turchia cessi l'aggressione, l'ONU tace, come ennesimo segno della sua incapacità strutturale a svolgere quelle alte funzioni che lo Statuto prevede.
 
Gridiamo forte il nostro dissenso verso il comportamento della Turchia e anche verso l'assenza di intervento dell'ONU il cui operato dovrebbe tendere a riaffermare la prevalenza del diritto all'autodeterminazione dei popoli e alla pace nei confronti della legge della guerra, del più forte.
 
Si assumano tutte le decisioni utili a fermare questa aggressione, onde salvaguardare i diritti umani fondamentali e contemporaneamente si denunzi la brutalità dell'attacco turco come vero e proprio crimine di guerra, formalizzando un esposto alla Corte Penale Internazionale.
 
La comunità internazionale assuma ogni iniziativa atta a fermare l’invasione decisa dal Presidente Erdogan e utile a bloccare l'invasione e sia ugualmente bloccata immediatamente ogni fornitura di armi all'esercito aggressore turco. L'Italia presti ogni appoggio al governo regionale della Rojava e al governo siriano per l'immediato ripristino della sovranità su tutto il territorio della Siria e quello della democrazia autogestita della Rojava, modello per tutto il Medio Oriente e il mondo intero.
 
 
15 ottobre 2019
ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI