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Pomigliano: l'accordo proposto dalla Fiat è un attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori
Redazione 21 giugno 2010 20:1
L'accordo che la Fiat propone unilateralmente ai lavoratori dello stabilimento di Pomigliano rappresenta un attacco ai loro diritti fondamentali - in particolare al diritto alla salute ed al diritto di sciopero - e rischia di indebolire in maniera definitiva la democrazia sindacale.

La gravità dell' "accordo" proposto per Pomigliano è di fronte agli occhi di tutti e attiene ad aspetti tra loro diversi, ma tutti collegati dal comune intento di approfittare di un momento di debolezza del movimento dei lavoratori per azzerare conquiste storiche.
Sotto il profilo del merito, va preliminarmente rilevato come non ci si trovi di fronte ad un "accordo" , ma di fronte ad un testo elaboratoto unilateralmente dalla Fiat al quale l'azienda ha preteso l'adesione incondizionata delle OOSS ed oggi, a fronte della rifiuto a tale adesione incondizionata opposto dalla Fiom, l'adesione altrettanto incondizionata dei lavoratori. Si tratta, quindi, di un finto "accordo" (in relatà di un testo unilaterale aziendale) proposto sotto minaccia esplicita di chiusura dello stabilimento di Pomigliano, in caso di mancato raggiungimento di un elevato numero di sì al testo proposto; non solo, dunque, Fiat ricatta i propri dipendenti, ma si arroga il diritto di stabilire quale sia la percentuale del dissenso che è disponibile ad accettare!
Si tratta perciò di una scelta che Fiat vuole ottenere dai suoi operai per piegarne le capacità di lotta ed offuscare la coscienza dei loro diritti .
Ma vi é un'altra chiave di lettura del comportamento di Marchionne, e cioè che stia cercando una ragione plausibile per giungere alla chiusura di Pomigliano, dopo aver già annunciato la chiusura di Termini Imerese. Forse la chiusura di due stabilimenti con decisione autonoma di Fiat è parsa eccessiva ed ecco, allora, l'idea di ricorrere allo strumento dell'imposizione di condizioni di lavoro e limitazioni dei diritti inaccettabili, onde ottenere o la capitolazione operaia (oggi di Pomigliano, domani degli altri stabilimenti, in seguito di tutto il mondo dell'industria), oppure la legittima chiusura, causata dalle decisioni degli operai.
Il secondo profilo di gravità dell'accordo sta nell'attacco esplicito ai rapporti sindacali e al legame tra le organizzazioni sindacali e gli operai; infatti, il testo dell'accordo è tutto volto a restringere la libertà sindacale nell'ambito soffocante dell'accordo stesso, con il rischio che ogni comportamento adesivo all'accordo da parte del Sindacato allontani i lavoratori dal Sindacato stesso, e specularmente che ogni forma di opposizione sindacale all'accordo sia vista dai lavoratori come pericolosa, perché mette a rischio il posto di lavoro; dall'altra parte, ogni comportamento anche del singolo lavoratore contrario all'accordo comporta la perdita dei diritti sindacali delle OO.SS. e delle RSU, con conseguente ulteriore tensione tra OO.SS. e lavoratori eventualmente dissenzienti.
Infine, ed é l'aspetto più grave, c'é l'attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori: il diritto alla salute ed il diritto di sciopero.
Su questi punti, in particolare, si incentra, per ruolo statutario, l'attenzione e l'interesse dei Giuristi Democratici.
Sotto il profilo del diritto alla salute, da un lato si deve rilevare come la diminuzione del tempo delle pause, legata alla applicazione di un nuovo sistema di produzione neo-tayloristico, così come l'aumento dello straordinario che potrà essere richiesto senza consenso delle OOSS e le numerose fattispecie nelle quali potrà essere prteso ai lavoratori il recupero di produzione persa per cause da loro del tutto indipendenti e parte integrante del rischio di impresa, comportano un incremento dell'usura psicofisica del lavoratore, con possibili ripercussioni, sul lungo periodo, sulla sua salute, nonché il rischio di una diminuzione dell'attenzione del lavoratore, nell'esecuzione delle operazioni, esasperatamente ripetitive, con possibilità del verificarsi di infortuni.
Ugualmente contrastante con il principio costituzionale del diritto alla salute appare la mancata integrazione del trattamento economico da parte dell'azienda, in caso di malattia, in situazioni ritenute (dall'Azienda) di assenteismo anomalo, con la conseguenza che il lavoratore malato, per evitare il rischio che, in quel periodo, vi sia un picco "anomalo" di assenze con conseguente perdita di parte della retribuzione, si presenterà al lavoro.

Sotto il profilo del diritto di sciopero, le limitazioni che vengono sostanzialmente poste dal testo dell'accordo alle possibilità di contestare l'accordo stesso finiscono per impedire il libero esercizio di un diritto fondamentale dei lavoratori, riconosciuto non solo dalla nostra Carta Costituzionale, ma anche dalla Corte di Giustizia europea.

In definitiva, se l'accordo passasse, ci si troverebbe in una situazione di democrazia sindacale indebolita in maniera definitiva, non solo a Pomigliano, ma anche nelle altre fabbriche italiane.
E tutto ciò per consentire l'attuazione di un piano industriale che appare di ben difficile realizzazione, posto l'andamento al ribasso del mercato mondiale dell'auto.
Queste drammatiche forzature vengono fatte ricadere tutte sulle spalle dei lavoratori di Pomigliano, attraverso un referendum circa la cui legittimità molto vi sarebbe da dire.

I Giuristi Democratici richiamano l'attenzione di tutti coloro che hanno a cuore la tutela dei diritti dei lavoratori sui rischi sopra indicati e invitano i lavoratori interessati e le loro Organizzazioni Sindacali a far valere i propri diritti, violati, di fronte alla Magistratura del Lavoro.

Torino-Padova-Roma-Napoli-Palermo, 21 giugno 2010

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI