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Sugli arresti dei poliziotti a Napoli
Redazione 30 aprile 2002 16:46
L'indagine della magistratura napoletana sui comportamenti delle forze dell'ordine, impegnate in servizio di ordine pubblico durante il G8 di Napoli, ha confermato gravi episodi di brutalità e gratuita violenza ai danni dei manifestanti, già pubblicamente denunziati da organizzazioni del movimento no global.

Fummo, perciò, presenti a Genova ed avemmo conferma della proclività di taluni settori delle forze di polizia a farsi strumento di una politica di repressione e criminalizzazione del dissenso politico e sociale.
Le violenze, i pestaggi ed i soprusi nelle caserme, ai danni di giovani fermati negli incidenti di piazza o prelevati dai pronto soccorso, non hanno altra motivazione se non quella di reprimere la libertà di manifestare e di dissuadere dall'essere protagonisti della vita politica, valore essenziale di una società democratica che non si accontenta di luoghi surrettizi ed edulcorati di dibattito politico, spesso orpello più che sostanza di democrazia.
Indigna ed allarma constatare che all'interno di una istituzione sostanzialmente democratica, al servizio della sicurezza dello Stato e dei cittadini a prezzo di sangue e sacrifici di tanti suoi componenti, come ben conosciamo per esperienza e contiguità di lavoro, vi siano mentalità ed uomini capaci di comportamenti che offendono i principi fondamentali della convivenza civile. La magistratura deve garantire la reputazione delle forze di polizia e la fiducia dei cittadini nella loro correttezza democratica, punendo le illegalità di chi, autore diretto, istigatore o consenziente, è preposto all'osservanza delle leggi.
La delicatezza ed importanza della questione comporta che la magistratura deve poter svolgere il suo ruolo nella maggiore serenità possibile, senza subire delegittimazioni strumentali da parte del potere politico, nell'intento di assolvere alla sua funzione di controllo della legalità nell'interesse comune di tutti i cittadini e, al contempo, senza forzature di alcun genere.
I Giuristi Democratici chiedono, conseguentemente, che l'accertamento delle responsabilità, per i gravi fatti denunziati, avvenga nel più rigoroso rispetto dei principi di libertà e presunzione di innocenza degli imputati, coniugati con le esigenze processuali, il cui controllo, riservato esclusivamente all'istituzione giudiziaria nelle sue articolazioni dialettiche, deve ispirarsi al pieno rispetto delle garanzie democratiche, senza alcun condizionamento di giudizi sommari e strumentali.

30 aprile 2002
Il Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici