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Sull'astensione indetta dall'UCPI per l'ottobre 2003
Redazione 2 ottobre 2005 16:53
Comunicato critico del Coordinamenta Nazionale Giuristi Democratici del 29.09.03 in merito all'astensione dalle udienze indetta dalle Camere Penali per le giornate dal 13 al 17 ottobre 2003

Il Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici

considerato

che la Giunta dell'Unione delle Camere Penali ha deliberato l'astensione
dalle udienze e dalle altre attività giudiziarie per i giorni 13-14-15-16 e
17 ottobre 2003, confermando lo stato di mobilitazione dell'avvocatura
penale;

che i Giuristi Democratici hanno già affermato in occasione della precedente
astensione del maggio 2003, come le ragioni poste dall'Unione delle Camere
Penali a base della loro iniziativa siano in buona misura condivisibili, in
particolare laddove attengono alla gravità della situazione ed alla
necessità di affrontare in modo complessivo una reale riforma del sistema
giustizia;

che, in effetti, la giustizia italiana appare carente sotto il profilo dei
mezzi, che vengono di continuo ridimensionati, mancante del numero dei
magistrati e del personale necessario affinché l'attività giudiziaria possa
svolgersi in condizioni di normalità, nonché di un controllo penetrante
della professionalità di magistrati, avvocati e funzionari;

che gli interventi legislativi e giurisprudenziali che si sono susseguiti
dal 1989 ad oggi hanno privato il processo penale della sua iniziale
identità, senza sostituirla con un'altra ben definita;

che deve essere chiaro a tutti che la realizzazione di un processo giusto,
con effettive garanzie di difesa, da svolgersi in dibattimento, non appare,
allo stato, praticabile, in quanto esso richiede l'impiego di tempi e di
risorse economiche accessibili solo a pochi imputati, mentre per gli altri
la definizione dei processi avviene fuori dalle regole del contraddittorio e
dell'oralità, attraverso il massiccio ricorso ai riti alternativi, con
conseguente sacrificio delle garanzie dell'imputato;

che, dunque, è necessario riflettere se questo modello di giusto processo
risponda alle esigenze di tutela dei diritti dei cittadini, siano essi
imputati o persone offese dal reato;

che le critiche al sistema giustizia dovrebbero andare oltre a quelle
proposte dall'U.C.P.I. e riguardare, ad esempio, il tema delle condizioni
carcerarie, dell'uso sproporzionato di risorse per reprimere, anche sul
piano processuale, fatti quali l'immigrazione illegale, in assenza,
sovente, di qualsivoglia garanzia;

che, dunque, l'attuale sistema giustizia, per il modificarsi continuo di
norme anche sul piano sostanziale, sembra orientato solo a colpire la
marginalità sociale e non a tutelare, anche attraverso la dovuta
considerazione delle persone offese e la ricerca di mezzi di soddisfacimento
delle ragioni delle stesse, beni di effettiva rilevanza collettiva (salute,
ambiente, ecc.);

che la separazione delle carriere non può essere agitata come la panacea di
ogni male e come ineludibile momento di applicazione del principio della
terzietà del giudice, stabilito dall'art. 111 Cost., posto che una seria ed
effettiva separazione delle funzioni, già prevista dall'art. 107 Cost.,
comma 3, consentirebbe di evitare le disfunzioni e le distorsioni
verificatesi a causa del passaggio senza limiti tra le funzioni giudicanti e
requirenti, mentre il principio della terzietà del giudice dovrebbe essere
verificato nel processo;

che, pertanto, la separazione delle carriere finisce per diventare, nell'
attuale situazione politica, un ulteriore strumento per sottrarre a
qualsiasi controllo le dinamiche del potere economico, indebolendo la
magistratura e subordinando il P.M. all'esecutivo;

che, dunque, una richiesta del tutto legittima rischia di essere
strumentalizzata, in nome del principio del giusto processo, per scopi molto
meno nobili;

ribadito

che il ricorso, ancora una volta, allo strumento dell'astensione, con le
motivazioni ricordate e per 5 giorni, appare da un lato eccessivo e dall'
altro scarsamente incidente sui reali problemi che affliggono la giustizia
in Italia;

che è necessario avviare, come auspicato (ma poi non attuato) anche dall'
Unione Camere Penali, un confronto autentico e serrato sui grandi temi della
giustizia, che coinvolga tutte le realtà interessate

dichiara

di non aderire alla forma di protesta dall'astensione dalle udienze, ma
ribadisce la disponibilità dei propri aderenti a proseguire nell'attività di
riflessione, proposta e partecipazione a tutte le iniziative di confronto
sui temi individuati, nella ricerca di strumenti alternativi e di
superamento dell'astensione dalle udienze e nel confronto con l'Unione delle
Camere Penali.

29/09/2003

Coordinamento Nazionale Giuristi Democratici