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Dalla Resistenza alla Costituzione: legittimazione di un progetto di libertà e uguaglianza
Redazione 30 ottobre 2019 15:43
Pubblichiamo la postfazione di Paolo Solimeno al volume "Antifascisti e Partigiani di Impruneta" di R. Forni e F. Giovannini, 2019

Dalla Resistenza alla Costituzione: legittimazione di un progetto di libertà e uguaglianza.

(Postfazione di Paolo Solimeno ad "Antifascisti e Partigiani di Impruneta" di R. Forni e F. Giovannini, 2019)

La rifondazione dello stato e della società dopo la caduta della dittatura fascista e la fine della II Guerra Mondiale è avvenuta in un clima al contempo drammatico e felice: sulle macerie della guerra si percepiva l'obbligo morale di distinguersi dal passato di repressione e violenza del regime e la libertà di farlo con la guida di un'umanità nuova, emersa durante gli anni della Resistenza, unita da un nemico comune che non era solo un esercito invasore, ma l'esperienza di una sudditanza.

Alla formale caduta del fascismo decretata dal voto al Gran Consiglio del 25 luglio 1943 - cui seguir√† la nomina immediata da parte del Re del maresciallo Pietro Badoglio a capo del governo che si affretta a dichiarare che ‚Äúla guerra continua‚ÄĚ - segue l'armistizio dell'8 settembre che finalmente dichiara cessate le ostilit√† contro gli Alleati.

Lo Stato si ritrae, emerge una moltitudine che sar√† presto capace di acquistare una legittimit√† formale e morale, ma intanto alcuni giuristi dubitano: Santi Romano, fra i massimi giuristi del tempo, nel 1944 accusa i partiti antifascisti di creare instabilit√†, uccidere e perseguitare gli avversari, di non avere infine legittimit√†, in quanto responsabili del gesto rivoluzionario, nel dettare norme giuridiche[1]. Intanto altri scriveva, dopo aver passato in rassegna le forze della resistenza nell'Europa occupata dai nazisti, ‚Äúche cosa vogliono questi uomini? Per che cosa combattono? Vogliono tutto ci√≤ che il fascismo e il nazismo non sono. Libert√†, giustizia, pace, fraternit√†, patria, ecco le parole che risuonano in fondo a tutti i cuori dei combattenti‚ÄĚ[2]
Si trova infatti nella ‚Äúscelta‚ÄĚ[3] dei partigiani che sono per la democrazia e contro il nascente fascismo, in qualche caso sin dal Biennio rosso del 1919-21 e della reazione alle prime violenze fasciste, ma soprattutto nella scelta di quanti prendono le armi l'estate del '43 dopo la caduta del fascismo (e la scelta cruciale sta qui nel rifiutare il reclutamento della Repubblica Sociale di Sal√≤) il gesto collettivo che fonda un nuovo ordine morale e costituzionale.

Tra l’8 settembre 1943 ed il 25 aprile 1945 il re a Brindisi e il redivivo fascismo della Repubblica di Salò esercitano una sovranità solo formale, di fatto domina a Nord l'occupazione nazista, a Sud l'esercito degli Alleati. Anche i Comitati di Liberazione Nazionale (nati già il 9 settembre '43) sembrano raccogliere una legittimazione dal basso, dalle vicende individuali della resistenza di singoli contro il nazifascismo, e fra i Comitati di Liberazione è da sottolineare l'indipendenza e autonomia del Comitato Toscano che, oltre a essere come gli altri organismo di direzione della resistenza, si impose, senza intermediari, come struttura di governo del territorio liberato dall'occupazione nazifascista. Tra il 1943 e il 1945 ci sarebbe solo la sovranità individuale dei partigiani che hanno impugnato le armi per riempire il vuoto della sovranità aperta dallo sprofondamento dello Stato fascista; e qui starebbero le fondamenta del nuovo patto di cittadinanza secondo un recente saggio[4], una cesura imposta da una moltitudine che insorge e crea una legittimità del nuovo agire giuridico. E solo in un secondo tempo si organizzeranno i partiti, fino ad arrivare al momento elettorale del 2 giugno 1946 in cui si votò il referendum fra monarchia e repubblica e si elesse l'Assemblea costituente già prevista dal Decreto luogotenenziale del 25 giugno 1944; sul momento partitico, nato dai CLN, come unico davvero legittimante poneva invece l'accento la produzione giuridica tradizionale, primo fra tutti Costantino Mortati già nel 1945.

Nell'assemblea costituente, eletta con sistema proporzionale, prevalsero i tre grandi partiti di massa: la Democrazia Cristiana col 35% dei voti, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (20,68%) e il Partito Comunista Italiano (18,93%); pochi i voti alla destra (Liberali, Qualunquisti, Monarchici e UDN), pochissimi al Partito d'Azione (1,45% e 7 seggi).

I lavori della costituente, composta da 556 parlamentari, durarono quasi 18 mesi eleggendo al proprio interno una Commissione di 75 membri incaricata di redigere il testo della Carta; questo fu proposto a gennaio 1947 all'assemblea generale per la discussione e sarà approvato il 22 dicembre 1947 con 458 voti a favore su 520 votanti (88% di consensi).

La nostra Costituzione √® il frutto del confronto[5] tra diverse culture politiche, socialista e comunista, liberaldemocratica e cristiano sociale. Tutte dettero un contributo importante, ma riuscendo a generare un ‚Äúcompromesso‚ÄĚ fra le diverse ispirazioni dei partiti che le esprimevano: i ‚Äúpartiti totali‚ÄĚ esaltati da Mortati riuscirono cio√® ad esprimere una volont√† comune, non restarono parti, espressione di ideologie o interessi di classe, ma disegnarono un comune principio costituzionale[6].

Le premesse ideologiche del confronto posero sul piatto la tendenza operaista e statalista delle culture socialiste e marxiste, quella derivante dalla rivoluzione francese, ma aggiornata dalla sensibilit√† sociale e dell'equilibrio fra diritti sociali e di libert√†, della cultura liberaldemocratica (e liberalsocialista) e quella del rispetto della persona e delle formazioni sociali della formazione cristiano sociale, la pi√Ļ recente nell'espressione partitica. Ma la sintesi √® un passo avanti, non un collage.

La nostra costituzione si presenta anzitutto come una delle pi√Ļ avanzate espressioni del costituzionalismo democratico il cui paradigma sta nel riconoscere la rappresentativit√† delle istituzioni, strumento di espressione della sovranit√† popolare, e la piena affermazione e tutela sia dei diritti di libert√† che dei diritti sociali; ma nella particolare declinazione della ‚Äúdemocrazia sociale‚ÄĚ che √® insieme uguaglianza sostanziale, progetto di trasformazione e partecipazione popolare. E si consegna al legislatore ordinario, alle maggioranze future, non solo un vincolo procedurale e formale secondo il quale la legge √® tale se approvata dalla maggioranza dei parlamentari eletti e promulgata dal Presidente della Repubblica, ma anche un vincolo di contenuto[7]: la Costituzione, quale norma sovraordinata e primaria, definisce e tutela principi e diritti fondamentali e garantisce la loro inviolabilit√†.

Fra i diritti e vincoli di maggior rilievo c'√® il riconoscimento dei diritti fondamentali ed il principio di solidariet√† (art. 2), completato e specificato da molti richiami della prima parte, dalla libert√† personale dell'art. 13 (baluardo contro ogni repressione poliziesca) al diritto di espressione del pensiero dell'art. 21 (una delle tante antitesi rispetto al regime fascista del pensiero unico); l'uguaglianza formale dell'art. 3 (I comma, principio essenziale, se inteso come divieto di discriminazioni e insieme alla tutela della dignit√† della persona) e quella sostanziale (al II comma che supera l'astratta uguaglianza dei soggetti di diritto per imporre alla repubblica il compito di realizzare il pieno sviluppo della persona mediante l'abbattimento degli ostacoli economici e sociali: una trasformazione sociale, se non una rivoluzione). Nei rapporti economici (Titolo III della I parte) si trovano poi precetti che disegnano da un lato il primato dei diritti sociali, una radicale innovazione delle costituzioni del XX secolo - il diritto alla salute, all'istruzione, il diritto a un lavoro adeguatamente retribuito e alle prestazioni a sostegno del lavoratore inabile - non subordinati a vincoli economici e fonte anzi di indirizzo di politica economica (fino a stabilire un regime misto, di intervento in prima persona dello Stato nell'economia, non come mero regolatore), e limite e funzione delle libert√† economiche (imprenditoriale, art. 41) e della propriet√† (art. 42); dall'altro il ruolo dello stato di protagonista della vita economica nazionale: √® titolare d'imprese e propriet√†, le acquisisce nell'interesse generale (art. 43), e ‚Äúriconosce il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende‚ÄĚ (art. 46).

Un veloce sguardo alla II Parte ci mostra il disegno istituzionale incentrato sul primato del parlamento: la Carta √® scritta da partigiani ed esuli, minoranze perseguitate che si fanno maggioranza costituente, da giuristi amanti delle libert√† politiche e civili e anche perci√≤ √® attenta all'equilibrio fra i poteri, alla centralit√† del parlamento; e costruisce ad esempio l'originale figura di un presidente della repubblica che, pur privo di poteri interdittivi, ha strumenti di persuasione e poteri di nomina che gli consentono di esercitare il ruolo di garante della legalit√† costituzionale; ruolo che in modo pi√Ļ diretto, ma solo eventuale, se investita dagli altri organi, svolge la Corte costituzionale.

La Costituzione ha dovuto subito affrontare il dibattito sull'effettiva vigenza delle sue norme: prima negata dalla Cassazione, presto prevalse¬† l'affermazione da parte della Corte costituzionale (con la prima sentenza del 1956; in dottrina V. Crisafulli) dell'immediata e indistinta cogenza sia delle norme ‚Äúprecettive‚ÄĚ, sia delle norme ‚Äúprogrammatiche‚ÄĚ (da attuare con legislazione ordinaria) di ogni disposizione della Costituzione.

Ma la Carta √® stata, sin dalla sua entrata in vigore, oggetto di contesa fra le forze politiche: l'unica stagione di attuazione deve purtroppo circoscriversi agli anni 1962-1978 durante i quali, compiendo una notevole stagione culturale e politica, si nazionalizza l'energia elettrica L. 1643/1962, si innova la disciplina dei licenziamenti Legge 604/1966, si introduce il divorzio L. 898/1970, si approva lo statuto dei lavoratori L. 300/1970, si regola il referendum abrogativo L. 352/1970, si approva l'ordinamento regionale L. 281/1970, si riconosce il diritto all'obiezione di coscienza L. 772/1972, si approva il nuovo diritto di famiglia L. 151/1975, si regola l'interruzione volontaria della gravidanza L. 194/1978,¬† si istituisce il finanziamento pubblico dei partiti L. 195/1974, il trattamento¬† delle¬† malattie mentali L. 180/1978, il servizio sanitario nazionale L. 833/1978: questi sono alcuni dei momenti attuativi della costituzione, vere e proprie ‚Äúriforme‚ÄĚ del nostro ordinamento giuridico[8], che talvolta rimossero disposizioni di matrice liberale o fascista nettamente in contrasto con la carta del 1948, ma pi√Ļ spesso introdussero diritti e tutele funzionali alla realizzazione dei principi di uguaglianza, solidariet√† sociale, libert√†.

Subito dopo la stagione delle riforme √® iniziata una lunga fase di ‚Äúcongelamento‚ÄĚ[9]cui sono seguiti tentativi di modifica formale di parti anche ampie della Costituzione, soprattutto della II parte. Peraltro si √® arrivati solo alla approvazione parlamentare dei progetti del centrodestra nel 2005 (che avrebbe introdotto un radicale decentramento, di ‚Äúdevolution‚ÄĚ, e un forte squilibrio dei poteri a favore dell'esecutivo) e del centrosinistra nel 2015 (che avrebbe concentrato il potere legislativo nella sola Camera dei deputati in dialogo stretto con il governo, riducendo il Senato a fioca voce delle autonomie locali); entrambi questi due tentativi di modifica sono stati bocciati, nel 2006 e nel 2016, dal referendum confermativo previsto dall'art. 138 Cost. dimostrando da un lato una inaspettata tenuta della Costituzione nel sentimento popolare, dall'altro una intima debolezza dei tentativi di modifica promossi da maggioranze governative che vogliono ridurre la matrice pluralista e parlamentarista della Costituzione.

La sfida dei prossimi anni, dopo un progressivo indebolimento delle istituzioni rappresentative a favore degli esecutivi e un diffuso sacrificio dei diritti sociali per perseguire obiettivi di stabilità finanziaria e monetaria, sembra che sarà l'impegno per l'attuazione della nostra Costituzione nel nostro ordinamento e nella definizione del contenuto degli ordinamenti sovranazionali[10].

 

[1]                        S. Romano, Rivoluzione e diritto, 1944, in Frammenti di un dizionario giuridico, 1947.

[2]                        C. L. Ragghianti, articolo sulla Libertà dell'estate 1944, periodico toscano del Partito d'Azione.

[3]¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Il saggio tuttora pi√Ļ ampio e meditato sulla ‚Äúscelta‚ÄĚ ritengo sia Una guerra civile - saggio storico sulla moralit√† nella resistenza di Claudio Pavone, 1991.

[4]                        G. Filippetta, L'estate che imparammo a sparare, Storia partigiana della Costituzione, 2017.

[5]                        L'alto dibattito si può leggere negli Atti dell'Assemblea consultabili in rete su archivio.camera.it

[6]¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Vedi il saggio di M. Fioravanti Il compromesso costituzionale, Il Ponte, aprile 2009. Cfr. anche l'emblematico ‚Äúrifiuto‚ÄĚ del concetto di compromesso di P. Togliatti, Discorsi alla costituente, 1973, pag. 9.

[7]                        L. Ferrajoli, La democrazia costituzionale, 2016.

[8]¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Vere ‚Äúriforme‚ÄĚ, attuazione della costituzione, ancorate al concetto di ‚Äúriformismo‚ÄĚ che indica un progresso nell'organizzazione economica e sociale che interviene sul sistema capitalistico senza abbatterlo, come invece farebbe la rivoluzione; saranno poi chiamate spesso riforme anche le involuzioni neoliberiste che si produrranno non solo in Italia dagli anni '90 in poi, in specie privatizzazioni, deregolamentazioni, rimozioni di diritti sociali faticosamente conquistati nei decenni precedenti.

[9]¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† Dopo il ‚Äúcongelamento‚ÄĚ del periodo 1948-1956, quando inizi√≤ a operare la Corte costituzionale, si pu√≤ dire tale anche il ventennio 1980-2001 in cui si arrest√≤ il processo riformatore e si avviarono, sulla spinta del neoliberismo angloamericano, riforme reazionarie in molti campi.

[10]¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† ¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬†¬† A. Algostino, Democrazia sociale e libero mercato: Costituzione italiana versus ‚Äúcostituzione europea‚ÄĚ?, in Costituzionalismo.it, saggio n. 243, 2007.