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Cuba e i 5 cubani in carcere negli U.S.A.
GD Bologna 28 aprile 2004 12:17
Comunicato del Coordinamento Nazionale del 28 aprile 2003 sui processi e le condanne a morte a Cuba e sul processo tenutosi a Miami contro cinque cubani

IL COORDINAMENTO NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

- Preso atto delle pesantissime condanne inflitte nel processo recentemente celebratosi a Miami, contro 5 agenti cubani, accusati sostanzialmente di essersi infiltrati in organizzazioni anticastriste;
- preso atto, altresi', della fulminea e drammatica conclusione del processo, celebratosi a L'Avana, contro i dirottatori di una nave cubana

Ritiene

che le garanzie processuali per un giusto (e serio) processo debbano valere sempre e comunque e che, a maggior ragione, sia inaccettabile l'applicazione della pena di morte, violazione del principale diritto dell'uomo, quello alla vita.

Ritiene ancora

che l'isolamento e l'embargo che hanno colpito Cuba da oltre 40 anni ed il fondato timore di quello stato di costituire il prossimo bersaglio per la nuova politica imperialista degli Stati Uniti spieghi, ma non giustifichi, l'assunzione di misure così drastiche e che ripugnano alla coscienza di ogni democratico.

Rileva

come sia importante, onde evitare strumentalizzazioni, che la critica nei confronti di processi senza garanzie e, soprattutto, della pena di morte, nasca proprio dalla sinistra, da associazioni che, come la nostra, hanno sempre guardato con simpatia ed affetto ai principi fondanti della rivoluzione cubana, senza che cio', pero', comporti l'accettazione di violazioni ai diritti fondamentali dell'uomo; solo cosi' sara' possibile esprimere in modo credibile il dissenso rispetto a quelle violazioni che da sempre denunciamo, in Palestina come in Turchia, negli Stati Uniti o in altri paesi.

Decide di lanciare

una campagna di pressione democratica nei confronti di Cuba e del suo governo, per ottenere l'abolizione della pena di morte o, quantomeno, la sua sospensione, e per stimolare un impegno alla celebrazione di processi in cui il diritto di difesa sia effettivamente salvaguardato (si ricordi che, dal 5 aprile all'11 aprile, nel caso di cui si parla, si sono svolti due gradi di giudizio ed una revisione da parte del consiglio di stato nei confronti di una diecina di imputati).

Decide, nel contempo,

di sottoscrivere il documento del 9/04/2003 predisposto dall'"Amicus curiae de la sociedad cubana de sciencias penales" in favore dei 5 cubani condannati a Miami, proprio per le gravi accuse mosse in quel documento alla sentenza impugnata circa la prevenzione dimostrata da quel tribunale, la mancata considerazione dello stato di necessita' in cui si trovavano gli imputati e la omessa considerazione della rilevanza, a fini processuali, degli attentati terroristici subiti da Cuba.

Invita

i propri associati alla piu' ampia discussione e mobilitazione in ordine al problema della tutela dei diritti nel mondo, non solo a Cuba, ma in tutte le situazioni di violazioni riscontrate, aprendo un dibattito approfondito sulle liberta' individuali in rapporto a modelli sociali diversi da quello liberal-democratico.

Torino-Bologna-Napoli 28 aprile 2003


L'Associazione Americana dei Giuristi sui 5 cubani
Los delegados a la XIII Conferencia Continental de la Asociación Americana de Juristas (AAJ), reunidos en la Facultad de Derecho de la ciudad de Buenos Aires, Argentina, entre los días 11 y 14 de noviembre del 2003 acordaron en sesión conjunta de las comisiones uno y dos condenar el injusto y amañado proceso legal, que ha sido seguido contra Cinco Cubanos luchadores contra el terrorismo en la ciudad de Miami, Florida, Estados Unidos.

Los Patriotas Cubanos Gerardo Hernández Nordelo, Antonio Guerrero Rodríguez, René González Sehwerert, Fernando González Llort y Ramón Labañino Salazar, fueron detenidos por el FBI el 12 de septiembre de 1998 en Miami.

El proceso judicial comenzó el 27 de noviembre del 2000 y se dictó una sentencia manifiestamente injusta el 27 de diciembre del 2001, bajo los cargos de conspiración, conspiración para cometer espionaje, agentes de Estado extranjero sin identificaciones, falsa identidad y en el caso de Gerardo Hernández se le agregó el cargo de conspiración para cometer asesinato.

En el proceso se cometieron diversas violaciones de la Constitución norteamericana, de precedentes judiciales y del Derecho Internacional como:

1. falta de un jurado imparcial.
2. falta del debido proceso.
3. condiciones de reclusión crueles e inusuales.
4. falta de relación entre la instrucción de la jueza y el veredicto del jurado.
5. condena por conspiración para cometer asesinato sin evidencias.
6. condena por espionaje sin evidencias del peligro o resultado dañoso alguno para Estados Unidos.
7. violación del precedente judicial en relación con la doctrina del acto de Estado.
8. violación de la doctrina de la inmunidad soberana.

Estos Jóvenes Cubanos se encuentran en estos momentos prisioneros en cárceles de diferentes Estados de la Unión, sometidos a presiones y castigos, con el propósito de doblegarlos y hacerlos traicionar a su Patria.

En este empeño las autoridades del Gobierno norteamericano han violado los más elementales Derechos Humanos, a dos de ellos se les ha impedido que sus esposas los visiten y en el caso de René González le prohíben la comunicación con su pequeña hija.

En estos momentos el dilatado proceso se encuentra en apelación ante el 11no. Circuito de Atlanta, impugnándose la sede escogida para el juicio y solicitándose la celebración de una nueva vista con todas las garantías procesales y fuera del ambiente hostil de Miami.

El carácter permisivo de las autoridades norteamericanas en relación con los actos terroristas procedentes de Miami contra Cuba y su complicidad con terroristas anticubanos, legitiman el derecho a prevenirlas, advertirlas y denunciarlas.

EXIGIMOS:

PRIMERO: La celebración de un nuevo juicio justo e imparcial fuera de Miami y un fallo justo y conforme a derecho.

SEGUNDO: Que se respeten sus derechos y los de sus familiares a visitarlos y apoyarlos en su heroica resistencia.

SOLICITAMOS:

Al Comité Ejecutivo de la AAJ y sus ramas nacionales que envíen comunicaciones de denuncia al Gobierno de los Estados Unidos y al Buró de Prisiones Federal y a las instituciones continentales e internacionales de defensa de los derechos humanos.


Dada en la Ciudad de Buenos Aires, a los 14 días del mes de noviembre del 2003
IL CASO DEI CINQUE PATRIOTI CUBANI CONDANNATI NEGLI STATI UNITI: TERRORISMO E DIRITTI UMANI di Fabio Marcelli
1. La sentenza della Corte di Miami

Le pesanti condanne detentive inflitte recentemente a cinque agenti cubani infiltrati, con il compito di raccogliere informazioni idonee a prevenire attentati terroristici, in seno alle organizzazioni anticastriste a Miami pongono vari problemi sia dal punto di vista della loro legittimità interna e internazionale, sia per il diretto collegamento con più ampie questioni, come la lotta al terrorismo e il rispetto dei diritti umani.
Esse meritano quindi, dato il risalto assunto da tali questioni sulla scena internazionale, un'analisi più che attenta.
Prima di dedicarci all'esame di specifici profili di illegittimità della sentenza sulla base di vari principi generali di diritto, dobbiamo però evocare una problematica di carattere generale, in relazione alla quale devono essere espresse fortissime perplessità in merito alla linea di condotta assunta da uno Stato, gli USA, che pure ha dichiarato, a seguito dei feroci attentati dell'11 Settembre, una guerra senza quartiere al terrorismo.
E' proprio l'atteggiamento assunto dall'amministrazione Bush riguardo a questo caso che fa sorgere forti sospetti in ordine alla strumentalità della "lotta al terrorismo" proclamata da questa amministrazione, la quale sembra servirsi della necessità di contrastare i terroristi per mascherare i propri disegni egemonici. La vicenda dei cinque e più in generale quella del terrorismo anticastrista inducono anzi a ritenere, che, per la realizzazione degli stessi fini egemonici, il governo statunitense sia incline in alcune occasioni ad utilizzare gruppi terroristici.
Non c'è infatti dubbio sulla natura terroristica delle attività svolte da talune organizzazioni del cosiddetto dissenso cubano acquartierate a Miami, intendendo per terrorismo ogni attività volta a provocare il terrore a fini politici, colpendo in modo indiscriminato e provocando vittime innocenti in modo deliberato.
Sono vari decenni che i gruppi terroristici operanti dal territorio statunitense provocano danni umani e materiali notevoli a Cuba e al suo popolo. L'elenco degli atti terroristici è impressionante, si va dai ripetuti tentativi di assassinare Castro, ad attentati ad aerei e navi, a bombe collocate nelle installazioni turistiche dell'isola. Basti ricordare l'abbattimento di un aereo della Cubana de Aviación in volo da Caracas all'Avana, avvenuto il 6 ottobre del 1976, nel corso del quale morirono 76 fra uomini, donne e bambini.
Proprio per porre un freno a tali attività, che provocavano varie centinaia di morti innocenti, il governo cubano si era rivolto, in varie occasioni, a quello statunitense, denunciando l'esistenza di tali cellule terroristiche. La richiesta di cooperare nella repressione del terrorismo veniva inoltre formulata dall'ambasciatore cubano presso le Nazioni Unite in seno al Consiglio di Sicurezza. Come risultato di questi passi diplomatici si svolgeva una riunione, nel giugno 1998, fra agenti del FBI e autorità cubane, nel corso della quale aveva luogo uno scambio di documentazione relativa all'operato di tali cellule.
L'avvio dell'indagine contro i cinque agenti cubani e la loro condanna rappresentano, con piena evidenza, un brusco, improvviso ed immotivato voltafaccia rispetto alle esigenze di una comune iniziativa contro il terrorismo. E' infatti proprio sulla base delle informazioni raccolte, fra gli altri, da questi cinque agenti che il governo cubano, avendo verificato e provato l'esistenza di cellule terroristiche operanti dal territorio statunitense, si era rivolto al governo di Washington per invocarne la collaborazione.

2. L'obbligo di lottare contro il terrorismo

Se, come taluni autori di diritto internazionale sono oggi propensi a ritenere, specie sulla base dell'analisi dell'attività svolta dalle Nazioni Unite, che ha subito una forte accelerazione dopo gli eventi dell'11 settembre 2001, lottare contro il terrorismo rappresenta un obbligo erga omnes e promuovere il terrorismo costituisce invece un crimine internazionale, dobbiamo ritenere che esistono forti indizi emergenti dalla fattispecie in esame che proprio gli Stati Uniti, che hanno fatto della lotta contro il terrorismo la propria bandiera, si siano resi in realtà colpevoli della violazione di tale obbligo e del compimento di tale crimine.
Anche qualora non si voglia ritenere che la promozione di attività terroristiche contro il governo e il popolo cubano costituisca, come vari elementi inducono a ritenere, il frutto di una vera e propria scelta consapevole dell'amministrazione Bush, bisogna ammettere che quest'ultima si sia resa colpevole quanto meno dell'omissione dolosa a provvedere in modo tale da mettere i terroristi anticastristi in condizione di non nuocere.
Lunga è la lista delle convenzioni internazionali e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare del Consiglio di sicurezza, che il governo degli Stati Uniti ha in tal modo disatteso. Ci limiteremo in questa sede a ricordare la risoluzione 1373 del Consiglio di sicurezza, la cui adozione fu caldeggiata dagli stessi Stati Uniti dopo l'11 settembre, la quale, nel preambolo, riafferma il principio secondo il quale "ogni Stato deve astenersi dall'organizzazione, istigazione, sostegno e partecipazione ad atti terroristici in altro Stato o dal permettere attività organizzate che si svolgano sul suo territorio che siano dirette al compimento di tali atti". Fra le pressanti richieste agli Stati da tale risoluzione vi sono del resto quelle di adottare tutte le misure necessarie ad impedire il compimento di atti terroristici, ivi compreso lo scambio di informazioni con altri Stati, di negare rifugio a chiunque finanzi, pianifichi, appoggi o commetta atti terroristici, di impedire l'uso del proprio territorio per finanziare, pianificare, sostenere o compiere atti terroristici verso altri Stati, assicurare alla giustizia chiunque partecipi alle attività appena enumerate.
Manca tuttora una definizione internazionalmente stabilita di attività terroristiche, il che costituisce indubbiamente allo stesso tempo un intralcio per la repressione e l'occasione per un pericoloso uso strumentale della lotta al terrorismo per perseguire finalità di altra natura sul piano interno o internazionale.
Le attività terroristiche vengono definite nel seguente modo nel diritto statunitense 18, USC, 113B, sezione 2331:
"As used in this chapter -
(1)
the term ''international terrorism'' means activities that -
(A)
involve violent acts or acts dangerous to human life that are a violation of the criminal laws of the United States or of any State, or that would be a criminal violation if committed within the jurisdiction of the United States or of any State;
(B)
appear to be intended -
(i)
to intimidate or coerce a civilian population;
(ii)
to influence the policy of a government by intimidation or coercion; or
(iii)
to affect the conduct of a government by mass destruction, assassination, or kidnapping; and
(C)
occur primarily outside the territorial jurisdiction of the United States, or transcend national boundaries in terms of the means by which they are accomplished, the persons they appear intended to intimidate or coerce, or the locale in which their perpetrators operate or seek asylum".
In tale definizione, che può essere criticata per la sua eccessiva ampiezza, rientrano senza dubbio le attività perpetrate dalle organizzazioni armate anticastriste contro il governo e il popolo cubano, che risultano per giunta caratterizzate dal carattere indiscriminato e dal fatto che ne sono state vittime civili, cittadini cubani e turisti.

3. Insussistenza dei reati ascritti

Le principali imputazioni elevate contro i cinque consistono nella cospirazione al fine di commettere delitti contro gli Stati Uniti e cospirazione al fine di raccogliere elementi di informazione sulla difesa nazionale degli Stati Uniti per comunicarli al governo cubano. Uno dei cinque inoltre è accusato di concorso in cospirazione volta a commettere un omicidio, per aver trasmesso a Cuba informazioni in ordine al volo dell'aereo dell'associazione "Hermanos al rescate", che venne poi abbattuto dalla difesa aerea cubana.
Centrale, nell'economia dell'accusa, appare peraltro l'imputazione di spionaggio. Si tratta di condotta incriminata da una specifica norma penale statunitense (18 USC 794), relativa allo spionaggio federale contro la difesa nazionale degli Stati Uniti. Tale norma è del seguente tenore:
"Sec. 794. - Gathering or delivering defense information to aid foreign government
(a)
Whoever, with intent or reason to believe that it is to be used to the injury of the United States or to the advantage of a foreign nation, communicates, delivers, or transmits, or attempts to communicate, deliver, or transmit, to any foreign government, or to any faction or party or military or naval force within a foreign country, whether recognized or unrecognized by the United States, or to any representative, officer, agent, employee, subject, or citizen thereof, either directly or indirectly, any document, writing, code book, signal book, sketch, photograph, photographic negative, blueprint, plan, map, model, note, instrument, appliance, or information relating to the national defense, shall be punished by death or by imprisonment for any term of years or for life, except that the sentence of death shall not be imposed unless the jury or, if there is no jury, the court, further finds that the offense resulted in the identification by a foreign power (as defined in section 101(a) of the Foreign Intelligence Surveillance Act of 1978) of an individual acting as an agent of the United States and consequently in the death of that individual, or directly concerned nuclear weaponry, military spacecraft or satellites, early warning systems, or other means of defense or retaliation against large-scale attack; war plans; communications intelligence or cryptographic information; or any other major weapons system or major element of defense strategy.
(b)
Whoever, in time of war, with intent that the same shall be communicated to the enemy, collects, records, publishes, or communicates, or attempts to elicit any information with respect to the movement, numbers, description, condition, or disposition of any of the Armed Forces, ships, aircraft, or war materials of the United States, or with respect to the plans or conduct, or supposed plans or conduct of any naval or military operations, or with respect to any works or measures undertaken for or connected with, or intended for the fortification or defense of any place, or any other information relating to the public defense, which might be useful to the enemy, shall be punished by death or by imprisonment for any term of years or for life.
(c)
If two or more persons conspire to violate this section, and one or more of such persons do any act to effect the object of the conspiracy, each of the parties to such conspiracy shall be subject to the punishment provided for the offense which is the object of such conspiracy.
[...]."

E' evidente come le informazioni trasmesse devono essere relative alla "difesa nazionale" degli Stati Uniti. Se, quindi, l'attività degli agenti cubani era indirizzata alla raccolta di informazioni sui gruppi terroristici anticastristi basati a Miami ci troviamo di fronte o a un'indebita estensione del concetto di difesa nazionale o all'ammissione che gli Stati Uniti, per garantire la propria difesa nazionale, non rinunciano in taluni casi a servirsi di gruppi terroristici.
Quest'ultima conclusione, per quanto clamorosamente e paradossalmente non autorizzata, com'è ovvio, dal diritto internazionale vigente, potrebbe peraltro non risultare in contrasto insanabile con la cosiddetta dottrina Bush dell'autodifesa preventiva, vista l'ispirazione fortemente unilaterale di quest'ultima, che assume a proprio supremo criterio regolatore e ispiratore l'interesse degli Stati Uniti così come interpretato dall'amministrazione in carica. Quest'ultima ha del resto impresso un nuovo slancio alle attività di intelligence volte alla destabilizzazione di governi stranieri che non risultino di suo gradimento.
Bisogna poi aggiungere che le informazioni trasmesse, per essere suscettibili di rientrare nella fattispecie indicata, devono rivestire carattere di segretezza o quantomeno di riservatezza, il che induce ad assolvere dall'accusa di violazione della norma indicata le attività volte ad acquisire dati che risultino accessibili al pubblico.
Risulta del pari assente, per quanto riguarda l'elemento psicologico della condotta tenuta dai cinque, l'animus nocendi nei confronti degli Stati Uniti, che costituisce un altro requisito indispensabile per l'applicazione della norma relativa alla repressione dello spionaggio.
Quanto all'accusa di omicidio, l'abbattimento dell'aereo dell'organizzazione anticastrista, deciso dalla Forza aerea cubana dopo aver intimato senza successo allo stesso di non trasgredire lo spazio aereo cubano, costituisce con ogni evidenza la manifestazione di una legittima attività sovrana, rivestendo i caratteri dell'Act of State, insuscettibile quindi di integrare la fattispecie di omicidio e di costituire oggetto di repressione penale.
Per dirla con l'avvocato della difesa: "Los pilotos que estaban en la misión que derribó la aeronave de Hermanos al Rescate seguían las órdenes de su gobierno. Su gobierno tenía el radar cubano que mostraba el avión en su territorio soberano. Tenían derecho a defender ese territorio y, en este caso, ejercieron ese derecho después de reiteradas advertencias. No fué mala intención...creo que el gobierno confunde la situación. No estamos cablando de personas individuales. Su Señoría, estamos hablando de estados. Fue un acto de Estado y he tratado de enmarcarlo en el contexto de un órgano de regulaciones internacionales que salió a colación en este juicio, la OACI (Organización Internacional de Aviación Civil) para que el jurado entienda que todas las naciones tienen derecho a proteger su territorio soberano".
La decisione di abbattere l'aereo, che resta discutibile dal punto di vista della sua opportunità politica, va peraltro valutata nel contesto drammatico della lotta al terrorismo. Torniamo a dare la parola all'avvocato difensore: "Fue una decisión militar del gobierno cubano para proteger sus fronteras de alguien que percibieron como un terrorista. Me atrevo a decir que si Osama bin Laden tratara de sobrevolar el Congreso de los Estados Unidos, en Washington DC, no titubearíamos en derribarlo, aun cuando le hubiéramos advertido que no viniera y lo haya hecho, y quisiera expresar ante el tribunal que no se puede esperar que alguien que haya dicho en otro país que dio la información de que Osama bin Laden viene, se responsabilice por una decisión militar que se tome aquí, en los Estados Unidos, relacionada con la protección del gobierno".


4. L'invocazione dello stato di necessità

Su di un piano più generale, inoltre, una delle ragioni a difesa dell'operato degli agenti cubani risiede nell'inadempienza da parte degli Stati Uniti del proprio fondamentale obbligo di attivarsi per bloccare le attività terroristiche contro Cuba organizzate a partire dal territorio statunitense.
In questo senso la difesa ha invocato lo stato di necessità, in quanto, se pure determinati reati o anche illeciti internazionali sono stati commessi da parte del governo cubano e dei suoi agenti, essi devono ritenersi giustificati dall'intento di risparmiare danni ben peggiori. E' il caso ad esempio di alcune imputazioni minori, quale quella di attività di agenti di governo straniero in mancanza di registrazione presso le autorità statunitensi.
Degno di nota il fatto che lo stato di necessità opera come esimente sia sul piano del diritto penale che su quello del diritto internazionale. Per quanto riguarda il secondo, esso è stato codificato nei termini seguenti nell'ultima stesura del Progetto sulla responsabilità degli Stati, contenuta nel Rapporto della Commissione di diritto internazionale del 23 aprile - 1° giugno, 2 luglio - 10 agosto 2001 : "article 25, 'Necessity', 1. Necessity may not be invoked by a State as a ground for precluding the wrongfulness of an act not in conformity with an international obligation of that State unless the act :
(a) Is the only way for the State to safeguard an essential interest against a grave and imminent peril ; and
(b) Does not seriously impair an essential interest of the State or States towards which the obligation exists, or of the international community as a whole".
Il progetto richiede inoltre che l'obbligo violato non sia tale da precludere l'invocazione dello stato di necessità e che lo Stato che lo invoca non abbia a sua volta contribuito alla nascita dello stato di necessità.
Pare che tutte le condizioni richieste dalla norma appena citata ricorrano nel caso in esame. Non vi è infatti dubbio che le attività terroristiche costituiscano un pericolo grave e imminente per Cuba, che non vi sia altro modo per porvi fine che infiltrare propri agenti nelle organizzazioni terroristiche, data anche l'assenza di collaborazione da parte delle autorità statunitensi, che tale infiltrazioni non pregiudichi alcun interesse essenziale né degli Stati Uniti, né tantomeno della comunità internazionale nel suo complesso, che l'obbligo violato sia per sua natura incompatibile con l'esimente invocata e che Cuba abbia in qualche modo dato origine allo stato di necessità, data fra l'altro la sua ferma e costante richiesta di collaborazione alle autorità statunitensi.
In termini analoghi lo stato di necessità come esimente penale è del resto riconosciuto da molti ordinamenti, fra i quali anche quello statunitense.


5. Il problema dell'imparzialità della Corte

Per le circostanze in cui è stata resa, inoltre, la sentenza della Corte di Miami urta palesemente contro un principio generale di diritto contenuto nel VI emendamento della Costituzione statunitense, ma anche nell'art. 14 del Patto sui diritti civili e politici delle Nazioni Unite, e nell'art. 6, comma 1, della Convenzione europea sui diritti umani, che è quello dell'imparzialità della giurisdizione.
Data infatti la particolare composizione della popolazione residente a Miami, e in particolare in alcune località come la contea di Dade, nonché il ruolo preponderante svolto in città dalla comunità cubana anticastrista, un giudizio svolto in tale luogo su un tema del genere appare gravemente inficiato ab origine dalla mancanza di elementari requisiti di imparzialità da parte del tribunale, sia per considerazioni attinenti alla composizione della giuria popolare sia per il metus indiscutibile esercitato su tutto il tribunale dall'ambiente circostante, per l'esistenza di gruppi organizzati ed armati ostili a Cuba che svolgono in modo indisturbato le proprie attività più o meno lecite.
Che non si tratti di una mera presunzione, ma di un fatto innegabile, è dimostrato dal sondaggio effettuato, per conto della difesa dei cinque, da parte dello psicologo dottor Gary Moran, secondo il quale il 69% dei residenti della contea di Dade, nutriva preconcetti giudizi di ostilità nei confronti degli imputati. L'esistenza di un clima politico fortemente e violentemente contrario al governo cubano è del resto stata ripetutamente confermata da vari episodi svoltisi durante il processo, come l'impedimento del concerto del gruppo musicale Los Van Van. Quanto alle vere e proprie intimidazioni, basti infine ricordare che dagli stessi atti del processo risulta come i giurati e le targhe delle loro automobili venissero filmate da talune televisioni e che si fosse creata una situazione di timore fra di essi indubbiamente atta a pregiudicare quell'imparzialità di giudizio che è richiesta dalle norme, sia statunitensi che internazionali.
Questi elementi inducono insomma a ritenere che ci si trova di fronte a un caso da manuale di legitima suspicione e che il processo andrebbe nuovamente celebrato in località idonea.

6. Lotta al terrorismo e diritti umani

Quella della lotta al terrorismo costituisce senza dubbio, dal punto di vista politico, una delle principali urgenze cui la comunità internazionale si trova oggi di fronte e rappresenta altresì, da quello giuridico, oggetto di un obbligo erga omnes se non addirittura di una norma imperativa, che si impone quindi con forza cogente a tutti gli Stati.
Il terrorismo è fonte, dal canto suo, di gravi violazioni dei diritti umani. Per combatterlo è tuttavia necessario definirlo con precisione, sottraendo il potere di includere nella lista dei terroristi questa o quella organizzazione alla discrezionalità degli Stati che approfittano della scusa per colpire i propri avversari politici. E' quindi necessario tracciare una forte linea divisoria tra organizzazioni terroristiche e movimenti di liberazione, che conducono una lotta, che può assumere anche forme violente, per la realizzazione di un fondamentale principio contenuto nella Carta delle Nazioni Unite.
Non bisogna del resto dimenticare che proprio lo Stato si rende colpevole, in varie occasioni, di terrorismo, come dimostrato dalle stragi di civili compiute dagli Stati Uniti durante le recenti guerre dell'Afghanistan e dell'Iraq.
Un altro tema che si pone è quello della compatibilità fra lotta al terrorismo e libertà civili. E' noto come negli Stati Uniti e in altri Paesi occidentali, specie dopo l'11 settembre, si siano prodotte preoccupanti violazioni di standards che si pensavano oramai definitivamente consolidati. Il governo cubano è stato a sua volta criticato per aver applicato la pena di morte nei confronti dei dirottatori di un traghetto, scelta inquadrabile nel più generale "giro di vite" deciso per far fronte all'ulteriore indurimento dell'atteggiamento del governo statunitense.
Se la lotta al terrorismo, non può certo motivare il ricorso alla forza contro altri Stati né la violazione delle libertà fondamentali, occorre tuttavia pretendere che nessuno Stato si sottragga all'obbligo fondamentale di prestare la sua cooperazione alla repressione delle attività terroristiche.
Il processo, per certi versi addirittura farsesco, condotto contro i cinque agenti cubani, dimostra quanto ancora, nonostante fiumi di inchiostro e numerosissime convenzioni e risoluzioni, si sia lontani da tale elementare traguardo.
E' quindi compito di ogni democratico e di ogni persona che abbia a cuore i più elementari principi dello Stato di diritto e la sconfitta di ogni ipotesi terroristica, reclamarne oggi con forza la liberazione.

Fabio Marcelli



pubblicato su Diritti dell'uomo cronache e battaglie, XIV, 2, 2003, pp. 52-56.

DICHIARAZIONE DEL BUREAU DELL'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI GIURISTI DEMOCRATICI
L'Avana, 12 aprile 2006

Il Bureau dell'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici (AIJD),
in occasione della riunione realizzatasi all'Avana, l'11 ed il 12 aprile
2006, riconosce l'illegalità e l'ingiustizia che si è verifica durante il
processo giuridico realizzato contro i Cinque Eroi Cubani detenuti negli
Stati Uniti per l'unica ragione di aver lottato contro il terrorismo nel
momento stesso in cui il governo di questo paese dice di effettuare una
crociata contro il terrorismo.

Considerando che, alla luce del diritto costituzionale degli Stati Uniti
D'America e delle norme del Diritto Internazionale, durante il processo sono
state trasgredite le essenziali garanzie legali, come per esempio quelle
relative al diritto ad una difesa adeguata, impedita per la limitazione
della comunicazione degli accusati con i loro avvocati difensori, avendoli
mantenuti nell'isolamento nei 17 mesi di preparazione dell'udienza,
l'inadeguata applicazione delle leggi di sicurezza nazionale per ostacolare
l'accesso ai documenti da parte degli accusati e dei loro difensori e
l'esecuzione di un processo in un ambiente ostile nell'ambito della comunità
di Miami, in cui i dirigenti delle organizzazioni terroriste, che erano
state oggetto di vigilanza da parte dei Cinque, hanno una forte influenza
politica. Queste violazioni insieme alle spropositate condanne imposte,
secondo il giudizio del Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie della
Commissione dei Diritti Umani dell'Organizzazione delle Nazioni Unite emesso
il 27 maggio del 2005, sono di così tale gravità che rendono la detenzione
dei Cinque illegale ed arbitraria.

Considerando inoltre che l'Undicesimo Distretto della Corte D'Appello di
Atlanta, in risposta al ricorso d'appello presentato per i Cinque, ha
revocato le condanne imposte e ha disposto la realizzazione di un nuovo
processo, considerando, nella sua sentenza emessa il 9 agosto dello scorso
anno, che il processo si era effettuato alla luce di una perfetta tormenta
creata dalla pubblicità contro gli accusati prima e durante il processo nel
contesto di una comunità con forti pregiudizi nei loro confronti e con la
reiterata condotta impropria dei rappresentanti del Pubblico Ministero
impegnati soprattutto ad ottenere un verdetto di colpevolezza invece che
all'ottenimento della giustizia.

Di conseguenza, in questa riunione, si conferma la condanna della AIJD
contro le suddette violazioni del processo, accordando che dobbiamo far
circolare tra i nostri membri, tutta l'informazione riguardo il processo per
continuare a divulgare il caso tra le organizzazioni dei giuristi e di altri
settori sociali, e dobbiamo confermare in ogni foro internazionale ciò che è
accaduto, realizzare al contempo azioni giuridiche presso gli organismi
internazionali e qualsiasi azione possibile che permetta che in questo caso
si faccia la dovuta e necessaria giustizia.
Lettera aperta al Congresso statunitense e al Dipartimento alla giustizia
Lettera aperta al Congresso statunitense e al Dipartimento alla giustizia

Abbiamo appreso, con viva preoccupazione, la notizia della condanna di cinque cittadini cubani, a lunghe pene detentive per gravi imputazioni, inflitta nel 2001 dalla Corte di Miami.

Tale condanna non appare giustificata alla luce della motivazione dichiarata, e processualmente accertata, delle attività svolte dai cinque cubani, che era quella di raccogliere informazioni sulle attività terroristiche svolte contro Cuba a partire dal territorio statunitense, in particolare dalla Florida, attività che hanno prodotto oltre tremila morti negli ultimi anni.

Riteniamo infatti imprescindibile che tra gli Stati si realizzi un'effettiva cooperazione nella lotta al terrorismo, fenomeno quanto mai pernicioso e devastante. Ricordiamo, a tale proposito, che le autorità cubane avevano chiesto, sulla base delle importanti informazioni raccolte dai cinque, la collaborazione delle competenti autorità statunitensi, per prevenire ulteriori atti terroristici.

Ricordiamo altresì che il panel della Corte di appello di Atlanta ha ritenuto che il processo svoltosi a Miami non soddisfaceva importanti requisiti giuridici, per effetto del pregiudizio contro il governo cubano radicato in vasti settori della popolazione locale e dell'atteggiamento non imparziale tenuto dalla pubblica accusa. Un'opinione analoga è stata espressa anche dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle detenzioni arbitrarie e la recente decisione del plenum della Corte di appello di Atlanta che ha negato la precedente decisione del panel non vale a tranquillizzare le nostre preoccupazioni al riguardo.

Siamo stati inoltre informato che i diritti umani dei cinque detenuti sono stati violati in varie occasioni, con lunghi periodi di isolamento e la negazione, che tuttora permane in alcuni casi, della possibilità di incontrare i congiunti più prossimi.

Tutta questa vicenda appare macchiata, a nostro avviso, da un ingiustificabile uso politico della giurisdizione penale e dalla violazione di fondamentali principi giuridici sanciti dal diritto internazionale e dagli ordinamenti nazionali, ivi compreso ovviamente quello statunitense.

Chiediamo pertanto al Congresso statunitense e alle autorità governative competenti di garantire, in questa vicenda, il rispetto dei principi giuridici e di soddisfare la necessità prevalente di una leale cooperazione internazionale nella lotta al terrorismo.

ottobre 2006

Firmato da parlamentari, consiglieri regionali e municipali, giuristi.
DICHIARAZIONE DEI GIURISTI DEMOCRATICI CONTRO IL BLOCCO DEGLI STATI UNITI E IL TERRORISMO CONTRO CUBA
Nonostante da anni l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a stragrande maggioranza, condanni il mantenimento del blocco degli Stati Uniti contro Cuba, tale blocco continua.

Il blocco non ha alcuna giustificazione e costituisce anzi una violazione dei più elementari principi del diritto internazionale e della stessa libertà di commercio. Esso produce la violazione dei diritti umani della popolazione cubana e del suo diritto all'autodeterminazione, mirando a ricattarla e a forzare il cambiamento del sistema. Esso inoltre determina lesioni dei diritti degli operatori economici e commerciali di tutti gli altri Paesi del mondo che non possono intrattenere rapporti con Cuba, con la minaccia di inique ed arbitrarie penalizzazioni di vario genere da parte delle autorità statunitensi.

Al blocco si è unito un attacco terroristico, che ha la stessa matrice e che ha prodotto oltre tremila vittime e danni materiali ingenti. I cinque agenti cubani che operavano a Miami per smascherare le organizzazioni terroristiche, identificare i loro complici e prevenire gli attacchi sono stati ingiustamente arrestati e condannati e languiscono tuttora nelle prigioni degli Stati Uniti.

Chiediamo che questa politica dissennata, in chiaro contrasto con la volontà e gli interessi del popolo cubano e dello stesso popolo statunitense, finisca al più presto e vengano normalizzate le relazioni politiche, economiche, sociali e culturali fra Cuba e Stati Uniti.

Chiediamo che l'Italia e l'Unione europea rilancino e sviluppino, nell'interesse reciproco, una politica di cooperazione e di scambio con Cuba.

Chiediamo l'immediata liberazione dei cinque cittadini cubani ingiustamente detenuti nelle carceri degli Stati Uniti per aver lottato contro il terrorismo.
Roma, 12 ottobre 2006

Per saperne di più sul blocco consulta
la voce cubana sul blocco